Pasquale Squitieri, un addio in silenzio

SCOMPARSO A 78 ANNI IL REGISTA PIU’ CONTROVERSO D’ITALIA.
Amato, odiato, apprezzato, detestato, dagli spaghetti western con lo pseudonimo di William Redford al cinema impegnato, l’amore con Claudia Cardinale, la passione per il calcio e la politica. Pasquale Squitieri, un regista scomodo ma necessario. Un ricordo del cineasta napoletano recentemente scomparso attraverso il suo film più controverso, “Li chiamarono… briganti”. Nel 1999 un film di Pasquale Squitieri dal titolo Li chiamarono… briganti sparì “stranamente” dalle sale cinematografiche di tutta Italia, oppure, sarebbe meglio dire: dalle sale cinematografiche di tutto il regno; già perché questo lavoro di Squitieri raccontava proprio del neonato regno d’Italia. Ma perché fu ritirato tanto frettolosamente dalle sale? Una prima ipotesi dice che fu un disastro al botteghino, ovvio, se viene tolto di mezzo prima che concluda il suo naturale ciclo di vita credo sia normale il mancato incasso. Una seconda ipotesi, e credo sia la più veritiera, dice che all’epoca il film fu tacciato di revisionismo storico tanto che una parte della critica lo definì appunto “revisionista” mentre altra critica lo definì comunque un bel film storico sebbene con qualche sbavatura. Dunque, cerchiamo di capire. Pasquale Squitieri non era sprovveduto, o uno che raccontava per sentito dire (e voglio citare Il prefetto di ferro e I guappi), anzi, era molto attento quando raccontava eventi che storicamente avevano avuto un certo peso, era il suo mestiere e lo faceva bene. Non prendeva posizione, e nel caso specifico de Li chiamarono… briganti, non ha fatto altro che mettere in scena un’altra versione dei fatti relativamente al periodo risorgimentale, poco dopo l’unità (1861 -1864) spostando l’attenzione sul meridione. Così come Sergio Leone aveva dedicato il suo Giù la testa alla rivoluzione aprendo il film con una citazione di Mao, Squitieri dedicò il suo Li chiamarono… briganti a Sergio Leone; presto detto, il popolo dell’Italia meridionale si rivolta all’esercito sabaudo dopo la cacciata dei Borbone. Il regista napoletano non ha risparmiato nulla al pubblico illustrando in maniera anche cruda le atrocità commesse dall’esercito piemontese, in particolar modo, sulla popolazione lucana: eccidi in nome di rappresaglie, stupri e anche decapitazioni di alcuni briganti, le cui teste furono messe in mostra per intimorire i contadini rivoltosi. Questo episodio fa comunque riferimento ad una pratica effettivamente utilizzata durante la repressione del brigantaggio, documentata attraverso testimonianze fotografiche e bibliografiche. Squitieri non si accontentò e se una storia doveva essere raccontata con tutti i crismi, mise in luce anche altri aspetti di questa controversa pagina storica, come ad esempio i contatti tra il governo sabaudo e la criminalità organizzata per calmierare le rivolte e le conseguenze negative dell’unità d’Italia che si stavano puntualmente abbattendo nel sud della penisola: la questione meridionale e l’emigrazione. L’incipit è Carmine Crocco (Enrico Lo Verso) che orgoglioso di essere stato un caporale garibaldino e aver così contribuito all’unità d’Italia torna al proprio paese in Basilicata per consegnare al sindaco il congedo ottenuto con onore per poter così arruolarsi nella Guardia Nazionale Italiana. Ciò non gli sarà possibile poiché con la caduta del Regno delle Due Sicilie e la sua annessione al regno dei Savoia, il sud Italia viene logorato da un sanguinario scontro che vede contrapporsi l’esercito sabaudo fedele al re Vittorio Emanuele II e gruppi di insurrezionalisti, composti perlopiù da braccianti disperati e delusi, etichettati come “briganti” dai piemontesi, ed ex militari del decaduto regno borbonico. La rivoluzione dunque nasce, come sempre, da un’aspettativa tradita che assume poi i toni della giusta causa. Io credo che Squitieri abbia voluto raccontare un altro punto di vista che comunque appartiene alla nostra storia tenendo conto che il punto di vista di Squitieri è stato a tratti sentimentale avendo egli lavorato anche sull’ipotesi della storia d’amore tra Crocco e Filomena.
(Enzo Latronico)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...