Ennio Morricone. Il personale omaggio della scrittrice Marilena Dattis

12788092_10206671182031423_1364198933_n[1]
Marilena Dattis
“Non c’è una musica importante senza un grande film che la ispiri”, così Ennio Morricone ha esordito nel discorso di ringraziamento alla consegna dell’Oscar, ma se la musica è la sua non c’è alcun dubbio che  è valido esattamente anche il contrario: non c’è un grande film senza una musica importante che lo rende tale. Basta pensare a La leggenda del pianista sull’oceano dove le musiche di Morricone, hanno dato vita propria alle parole del racconto Novecento di Alessandro Baricco e accompagnato in una danza emozionale la macchina da presa di Tornatore. Che Morricone sia un compositore versatile e che possa passare da un genere all’altro della cinematografia mondiale, contrassegnando con la sua musica l’immortalità dell’immagine in movimento, basta scorrere la sua filmografia per rendersene conto. È il 1961 e il giovane musicista ha 33 anni quando inizia la sua avventura nel cinema, a volerlo è Luciano Salce per il quale compone le musiche del film Il federale.  Tre anni dopo nel 1964 inizia il sodalizio con un suo vecchio compagno di scuola Sergio Leone il film è Per un pugno di dollari, celebre anche per il brano fischiettato che ci restituisce immediatamente l’atmosfera del film, caposaldo del genere spaghetti western a cui seguiranno Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West, Giù la testa. E’ impossibile pensare ai film di Sergio Leone senza che nella nostra mente risuonino quelle splendide musiche. Un sodalizio durato vent’anni: “Un matrimonio come si usava tra i Cattolici prima della legge sul divorzio”, così usava definirlo ironicamente Leone. Insieme, fino all’ultima opera del grande regista romano, un capolavoro assoluto della cinematografia mondiale C’era una volta in America, terzo capitolo della cosiddetta trilogia del tempo, in cui la musica di Morricone fondendosi completamente nelle immagini di quell’America raccontata da Leone, magnetizza lo spettatore in un gioco di riconoscimento e immedesimazione, di morte e di rinascita, in quella catarsi che solo il grande cinema riesce a creare.
Un cinema che diventa grande anche grazie alla maestria di uno dei più prolifici e straordinari compositori, che scrive ancora a mano ogni singola nota e che ha prodotto musiche da film più di ogni altro compositore della storia del cinema, circa 500 colonne sonore tra film e telefilm. Morricone ha scritto musiche per i più grandi registi da Elio Petri (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto) a  Brian De Palma (Gli Intoccabili) a Roland Joffé (Mission), impossibile ricordarli tutti, ma è doveroso ricordare il suo sodalizio con Giuseppe Tornatore. E poi arriva Quentin Tarantino, appassionato ammiratore del vecchio cinema italiano, in particolare, per sua stessa affermazione, dei film di Sergio Leone. Il film è The Hateful Eight, secondo western del regista americano (dopo Django Unchained)  che pensa bene di chiamare a comporre le musiche, il più grande compositore italiano : Ennio Morricone. L’America esulta e in una commossa standing ovation consegna l’ambito premio Oscar, per la miglior colonna sonora, al grande compositore italiano, il quale, con la classe che lo contraddistingue, tira fuori dalla tasca un piccolo foglietto un po’ stropicciato e pronuncia chiaramente, anche se emozionato, le parole “Buonasera, signori”, il suo italiano è perfetto come le sue musiche, senza sbavature, né accenti stonati.
Dietro quelle due parole, due occhi lucidi di un “signore” di 87 anni, al quale l’ Academy Award,  dopo cinque nomination non premiate (1979 I giorni del cielo, 1986 Mission, 1987 Gli intoccabili , 1992 Bugsy , 2001 Malèna),  aveva già conferito nel 2007 il premio Oscar alla carriera e che finalmente ora gli assegna il premio per la migliore colonna sonora. Meglio tardi che mai, verrebbe spontaneo dire, ma si sa che i detti popolari sono tipici della cultura italiana, quella cultura che l’America riconosce ogni qual volta si evoca il grande vecchio cinema italiano… ma questa è un’altra storia.
In questa storia vogliamo magnificare un grande compositore italiano, che ci fa volare sulle ali delle sue note, al quale auguriamo lunga vita affinché, possa continuare, con la sua musica da Oscar a farci sognare ancora.
(Marilena Dattis)

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...