Addio a Ettore Scola

Ettore Scola per me apparteneva a quella categoria di registi che non sarebbero mai morti, cioè che avrebbero continuato a fare film all’infinito, un po’ come Monicelli e Risi, quei registi a tutto tondo insomma che hanno fatto, di una sorta di personalissima rivoluzione culturale e intellettuale, la loro firma. Di fatto sono morti, ma non sono morti, sono ancora lì, sospesi da qualche parte a fare il cinema. Ettore Scola ci aveva abituati fin troppo bene, sin dai tempi dell’episodio “Il vittimista” del film collettivo “Thrilling” del 1964, per tutti gli anni ’60 del secolo scorso ci ha preso per mano accompagnandoci in un mondo sorprendente, surreale eppure così vicino, film come “La congiuntura” che ha raccontato il fattore economico italiano, “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” che ha portato in superficie il desiderio di fuga e la voglia di scappare dal benessere e non solo per nascondersi tra le capanne di una tribù africana, fino all’irripetibile “Il commissario Pepe”, affresco deprimente dell’Italia del nord-est tutta lavoro e prostituzione. E ancora, largo agli anni ’70 con lavori come “Il dramma della gelosia: tutti i particolari in cronaca”, l’immenso capolavoro “C’eravamo tanto amati”, tragico racconto di una generazione che dopo la guerra vede passare il proprio futuro senza nemmeno accorgersene, e il film che gli è valso un inaspettato premo alla regia al festival del cinema di Cannes nel 1976, “Brutti, sporchi e cattivi” nel quale si narrano le vicende del baraccato Giacinto intento a premeditare la morte dell’intera famiglia che considera solo come parassiti. Il decennio lo conclude con un film bellissimo, “Una giornata particolare”, struggente, claustrofobico e coraggioso. Gli anni ’80 e ’90 sono quelli della nostalgia e di Massimo Troisi. Un percorso artistico che si è concluso negli anni 2000 sfiorando quasi una narrazione di tipo documentaristico. Un autore sagace, ironico e tagliente (bucava le lenti degli occhiali ogni volta che parlava) che mancherà tantissimo al nostro panorama cinematografico.
(Enzo Latronico)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...