A modo suo, cento anni fa, nasceva Frank Sinatra

sinatraI primi 40 minuti del Padrino di F.F. Coppola la dicono lunga su come Frank Sinatra ebbe la parte del soldato Maggio nel film “Da qui all’eternità” di F. Zinnemann, parte cucita su misura per lui, che lo consacrò come attore, che lo portò all’Oscar come miglior attore non protagonista ma che soprattutto lo fece ripartire artisticamente dopo il calo della voce e la depressione dovuta ai continui litigi con Ava Gardner. Nella sequenza iniziale del Padrino dunque si vede il crooner Jhonny Fontane elemosinare al padrino don Vito Corleone una parte in un film di prossima produzione; il produttore non è d’accordo su Fontane ma gli verrà fatta la famosa offerta che non potrà rifiutare. Sinatra tuonò contro Coppola poiché si riconobbe in Fontane e vide in don Vito il mafioso italoamericano John Rosselli, protettore di Sinatra, secondo la stampa degli anni ’50, e vero artefice dell’ottenimento della parte del soldato Maggio. Sinatra ebbe tutte le ragioni di arrabbiarsi, prima di tutto perché anche il personaggio di Fontane era nato nel New Jersey (come Sinatra) e poi perché in realtà Sinatra ottenne la parte semplicemente con i suoi modi gentili e garbati, tanto che Zinnemann non ebbe alcuna difficoltà ad affidargli la parte. In effetti Sinatra è stato un uomo controverso e umorale, tanto da prendere a calci Peter Lowford colpevole di non essere riuscito ad introdurlo favorevolmente nel ristretto cerchio dei Kennedy, geniale e generoso tanto da rimanere al fianco di Ava Gardner fino alla sua triste morte. Un uomo carismatico che con il suo Rat Pack creò forse un clan parallelo tessendosi una rete di amicizie che aveva le sembianze di una gang, perché fondamentalmente il modello di leader che aveva in testa Sinatra era quello del gangster. Un modello a cui mirava sin dall’età dell’adolescenza tant’è che amava far credere di essere stato un teppistello da strada, anche se non era vero. Accusato di aver portato del denaro a Lucky Luciano fuggito a Cuba, esattamente due milioni di dollari, si difese spavaldamente dichiarando “se riuscite a far stare due milioni di dollari in una valigia, ve li regalo.” Fu un padre protettivo e presente tanto che mandò “un paio di ragazzi” sul set di “Viva Las Vegas” per avvisare Elvis Presley di stare lontano da sua figlia Nancy. Lo stesso fece con George C. Scott quando venne a sapere che picchiava la sua amata ed ex moglie Ava Gardner. Tanto per alimentare la leggenda, David Letterman durante un’intervista a Tom Dreesen, presentatore e attore che ha collaborato con Frank Sinatra, chiede come è stato lavorare con lui e Dreesen risponde: “vivevamo nel terrore. Una volta mi presi un giorno di ferie per andare a condurre un altro spettacolo per un ultimo dell’anno, quando Sinatra, per il suo concerto, si sentì presentare da un’altra voce chiese immediatamente dove fossi finito e lo staff gli disse, mentre stava salendo sul palco, che ero andato a condurre un altro show, prontamente Sinatra rispose: e perché… questo non è uno show?” Paul Anka dice di lui “è il padrone del mondo in cui gli altri solo ci abitavano”, mentre per Woody Allen è “uno dei motivi per cui vale la pena vivere”. Il suo più grande e caro amico, Dean Martin, nel film “La corsa più pazza d’America” gli chiede il permesso di dargli del tu, Sinatra non lo concede e pretende di essere chiamato Re. Nell’episodio “Grande colpo al casinò”, della serie fantascientifica Star Trek – Deep Space Nine, l’attore James Darren è l’ologramma Vic Fontaine, un crooner che insieme al capitano della stazione orbitante Deep Space Nine, Benjamin Sisko, canta il grande successo di Frank Sinatra, The best is to yet come/Il meglio deve ancora venire. Il 14 maggio 1998, tutte le luci di Las Vegas si spengono per un minuto, fatto unico nella storia della città fondata da Bugsy Siegel, un omaggio rivolto solo al suo re, Frank Sinatra. Comunque, mafioso o no, superbo o generoso, “padrone” di casinò o del mondo, Frank Sinatra resta sempre Frank Sinatra…
(Enzo Latronico)

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