Il cinema a nozze

Sidney Poitier con Katharine Houghton
Sidney Poitier con Katharine Houghton

Quando si parla di matrimonio raccontato dal cinema, il film che forse più di tutti per primo viene richiamato dalla memoria è sicuramente “Il padre della sposa”, un film del 1950 di Vincente Minnelli con Spencer Tracy e una giovanissima Liz Taylor; ricordiamo nel cast anche Joan Bennette e Don Taylor. La storia è molto semplice e nell’economia del film funziona benissimo, tra commedia allo stato puro e comicità, due famiglie si organizzano, o meglio, tentano di organizzarsi, per le nozze dei propri figli. Spencer Tracy è un padre apprensivo e comprensivo, molto paziente di fronte ad una figlia, Liz Taylor, isterica e viziata (comprensibilissimo), al quale nulla viene risparmiato, dalla prova abito, ai litigi della figlia col fidanzato Poldo (Don Taylor), alla rottura del matrimonio stesso, alla restituzione dei regali, alla riconciliazione e finalmente alla meta dell’altare, il tutto sembrerebbe durante una sola giornata. Certo la preparazione ad un matrimonio non è cosa semplice e il cinema l’ha ben raccontato, con i fasti che qualsiasi cerimonia si porta appresso, famiglie sul lastrico comprese; la preparazione si diceva, che al cinema non riguarda solo la cerimonia in sé ma anche la preparazione alla vita di coppia come nel film del 1967 di Stanley Kramer, “Indovina chi viene a cena?”, sempre con Spencer Tracy nel ruolo del padre della sposa interpretata da Katharine Houghton e Sidney Poitier nel ruolo del fidanzato di lei, mentre la moglie di Spencer Tracy è interpretata da Katharine Hepburn (quasi realtà, ho detto quasi, coppia inossidabile per 11 film, anche fuori dal set, ma questa è un’altra storia). La giovane coppia si presenta a casa di lei con l’intento di dare la notizia del loro matrimonio ma i genitori della ragazza non hanno mai conosciuto il fidanzato, sarà immaginabile la sorpresa quando si troveranno di fronte un futuro genero di colore, Poitier appunto. Il film quindi è tutto improntato, con uno straordinario monologo finale di Spancer Tracy, sulle difficoltà che incontreranno nella vita in quanto coppia mista. Il cinema hollywoodiano ci ha sempre trattato bene col matrimonio, senza scomodare Woody Allen possiamo certamente citare film come American Pie, il terzo capitolo per la precisione, infatti, dopo l’adolescenza e l’università il nostro eroe si prepara al matrimonio con gl’immancabili consigli del padre, oppure, “Fiori d’acciaio” di Herbert Ross, dove sei donne del sud degli Stati Uniti condividono i preparativi delle nozze di una di loro, Shelby, interpretata da Julia Roberts e ancora “Il mio grosso grasso matrimonio greco” di Joel Zwick, nel quale la protagonista è una trentenne con un destino da zitella. Lei è la figlia maggiore di una famiglia greca che le impone di compiere alcuni rituali culturali che lei non é disposta a fare, soprattutto per quanto riguarda la scelta dello sposo. L’apparizione di un uomo che non appartiene al suo contesto culturale cambierà la sua vita e, di lì a poco, anche quella del suo numeroso nucleo famigliare. Una particolarità, la protagonista non è assolutamente grassa a discapito del titolo, semmai morbida quanto basta. Memorabile resterà sempre la scena iniziale del “Padrino” di Francis Ford Coppola, trenta minuti quasi di scene di un matrimonio faraonico per la figlia di don Vito Corleone, una cerimonia che conta centinaia di invitati e la presenza speciale del cantante Johnny Fontaine (un chiaro riferimento a Frank Sinatra), oltre naturalmente agli agenti dell’FBI appostati fuori dalla villa. Il matrimonio per don Vito (Marlon Brando) diventa anche occasione per riceve la sua “piccola” corte dei miracoli. “Mickey occhi blu” di Kelly Makin è un altro esempio di matrimonio mafioso tra la figlia di un padrino e un gallerista inglese, inutile dire che il padrino interpretato stavolta da James Caan è un simpaticone che coinvolgerà, suo malgrado, il genero interpretato da Huge Grant, nei suoi loschi affari, il tutto, sotto i “distratti” occhi della figlia intenta nei preparativi di nozze. Per concludere col cinema d’oltreoceano possiamo certamente citare titoli come: “Quattro matrimoni e un funerale”, “Il matrimonio del mio miglior amico”, “Se mi lasci ti sposo”, e anche, perché no, “ Il diario di Bridget Jones”. E in Italia? Che succede in Italia? Di tutto. Cinematograficamente scrivendo esistono moltissimi esempi, il più noto? “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi”di Mario Mattoli del 1960. Due famiglie sull’orlo di una crisi di nervi a causa del fidanzamento dei rispettivi figli; protagonisti nel ruolo dei padri: Aldo Fabrizi e Totò, nemici/amici costretti ad abbozzare e a sopravvivere per il quieto vivere, e alla fine, tra mille disguidi (vedi “Il padre della sposa”) si rassegneranno alzando gli occhi al cielo, comunque contenti, già ma per cosa? Per la fine della giornata “infernale”? O perché finalmente i figli se ne sono andati? Pensateci. Il matrimonio in Italia, come fonte d’ispirazione per piece teatrali, sceneggiature cinematografiche e televisive, è stato sicuramente meglio rappresentato da una coppia di attori/autori come Raimondo Vinello e Sandra Mondani che del loro matrimonio hanno fatto una fonte inesauribile di meravigliose gag, solo in scena, mi preme dirlo. Non dimentichiamo nemmeno Paolo Panelli e Bice Valori altrettanto noti marito e moglie dentro e fuori il set. L’ultima riga, prima di chiudere, la dedichiamo al film di Gabriele Muccino, “L’ultimo bacio”, per il quale il matrimonio diventa una specie di condanna ai lavori forzati, e al film di Marco Bellocchio “Il regista di matrimoni” dove la cerimonia nuziale è vista e analizzata attraverso l’occhio della telecamera di un filmaker.
(Enzo Latronico)

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