Cosplay. Intervista ad Anna Castelli

Cosplay_CoverE’ da poco uscito l’ultimo libro di Anna Castelli, “Cosplay – Arte ludica contemporanea” edito da I Saggi collana Imperium. Storica dell’arte, si è laureata in lingue e letterature orientali con una tesi sul teatro kabuki presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di Venezia, si batte per la conservazione del suo patrimonio storico e artistico nella maniera che più le viene naturale e cioè scrivendo romanzi sulla città. Ha infatti pubblicato “Emozioni Veneziane” con la prefazione di Tinto Brass, “Alchimia Veneziana” e, in lingua inglese, “Venetian Illusions”. Da una collaborazioni con il Museo di Arte Orientale di Ca’ Pesaro è nato “Cosplay – Arte ludica contemporanea”, il saggio che raccoglie le considerazioni fatte durante una conferenza intitolata Cosplay & Costume Play: arte ludica nel pop contemporaneo tenutasi presso i prestigiosi spazi del “portego” di Ca’ Pesaro per il Museo di Arte Orientale di Venezia, con lo storico d’arte orientale Mauro Trevisan, il 22 febbraio scorso.

E’ la prima volta che si parla di cosplay come fenomeno artistico in un libro?
No, il fenomeno del cosplay è stato già trattato soprattutto come parte più ampia dell’analisi della società contemporanea giapponese. Ti posso citare per esempio il libro di un docente madrelingua di Ca’ Foscari, il professor Miyake, che ha scritto La bambola e il robottone. Culture pop nel Giappone contemporaneo, (2001 – Torino, Einaudi) per spiegarti che, come tutti I fenomeni, il cosplay fa parte di un più ampio movimento sociale che in Italia si va affermando come subcultura in evoluzione.
Quindi possiamo sicuramente affermare che Cosplay non è solo un gioco ma è anche arte?
Io lo affermo nel mio piccolo saggio portando nel libro sia esempi che lo descrivono come un derivato del teatro classico giapponese kabuki, sia inserito nel nostro tessuto sociale come diversa concretizzazione della commedia dell’arte, che noi occidentali pratichiamo da tempi molto antichi. Qualche sera fa al telefono con un amico cosplayer che interpreta Lucky Luke è scaturita una nuova considerazione: il recupero del trasformismo, un’altra eccellenza del patrimonio teatrale italiano. Quanti potenziali Leopoldo Fregoli si sono innescati praticando cosplay? Una volta si diceva che i giapponesi venivano in Italia per copiare le cose (e riprodurle migliorate), ma in questo caso noi italiani stiamo assimilando una manifestazione della cultura giapponese per integrarla in maniera spontanea con la tradizione artistica italiana. I risultati di tutto questo si vedono in gara: anche nel 2013, per la terza volta in pochi anni, abbiamo portato a casa il titolo mondiale al WCS (World Cosplay Summit).

In primo piano Anna Castelli presso Villa Farsetti, Venezia
In primo piano Anna Castelli presso Villa Farsetti, Venezia

Il gioco invece?
Più che gioco, direi la passione, che da noi sfocia in polemiche: mentre in Giappone il governo ha “assimilato” il fenomeno del cosplay per portare un vantaggio economico alla nazione, qua per esempio in occasione del Lucca C&G si lamenta solo il disagio che la manifestazione crea agli abitanti della città, nonostante gli introiti crescenti anno dopo anno. Inoltre la competizione tra cosplayers in Italia si trasforma spesso in guerra aperta: tutti contro tutti e: “Che vinca il migliore, che ovviamente non puoi essere tu ma IO perché TU hai il colore del costume che non è esatto, la parrucca è tagliata male, il fisico non c’entra nulla…”. Una vera e propria battaglia di colpi bassi che a me fa molto ridere. Meno male che esiste anche gente simpatica che capisce il vero valore di un’arte artigiana: la condivisione. Mi spiego: se io non so fare una cosa, accetto consigli, magari mi faccio preparare un accessorio di un materiale che non sono in grado di lavorare da un altro cosmaker (costruttore di articoli per cosplayers – NdA). Insomma conosco nuovi amici, ci parlo, rido con loro (e non DI loro), condivido le mie esperienze su materiali e negozi… non a caso i cosplayers sono al mondo la categoria più attiva nei social network. Il piacere di trovare gente che ti assomiglia nella tua “follia” è impagabile, a mio avviso.
Chi è il cosplayer?
Il cosplayer è una persona che ama talmente un personaggio da volergli portare un omaggio interpretandolo, in una sorta di immedesimazione/venerazione. Penso che sia atroce interpretare un personaggio che non “senti” tuo. Io ci ho rinunciato, anche se magari di fisico c’era somiglianza.
Quali sono i personaggi di riferimento più proposti dai cosplayers?
Non ce ne sono, si può fare cosplay di tutto, infatti non appena esce un nuovo film, di solito qualcuno si cimenta immediatamente nell’interpretarne i protagonisti. Poi ci sono gli amanti dei classici, come per esempio i gruppi di Lupin III o i robottoni dei nostri anni ‘80. Addirittura mi è stato fatto notare il cosplay di un soldatino di piombo con la domanda: “Ma quello è cosplay?” La risposta è: sì, è un cosplay, perché si può fare cosplay di tutto ciò che è nell’immaginario collettivo. Poi c’è il costume “original” in cui l’immaginario non è collettivo, ma non mi ci addentro perché scatenerei l’inferno tra chi li approva e chi non li approva.

Anna Castelli
Anna Castelli

Tu stessa sei una cosplayer, quanti e quali personaggi hai interpretato?
In realtà io faccio raramente cosplay perché non ho mai tempo (o scrivo, o preparo gli abiti). Ho sempre scelto cose che sentivo mie: Nana Osaki dell’anime “Nana”, la principessa Leia Organa di Guerre Stellari (versione con abito bianco lungo e “ciambellone” di capelli). Spesso mi piace vestirmi da piratessa, ma quello potrei dire che è il cosplay del personaggio di uno dei miei libri, dunque totalmente sconosciuto e torneremo nella categoria “original” di cui sopra in cui non voglio impantanarmi.
Esistono delle associazioni culturali o club di cosplay?
Esistono parecchie associazioni di cosplayers, nate proprio come punto di aggregazione di questa disciplina. Posso dire di conoscere bene il gruppo amatoriale che va sotto il nome di Cosplayers Vicentini (http://cosplayersvicentini.yolasite.com/), perché il fotografo Don Oscarez ha fatto loro un set fotografico a Venezia nei panni del gruppo di Lupin III (Jigen: Michele Valer, Goemon: Paolo Costa, Fujiko: Eleonora Gardellin, Zenigata: Daniele Canale), mentre io illustravo ai ragazzi storie e leggende di una parte non turistica di Venezia in cui li abbiamo condotti per le fotografie. Istantanee in cambio di guida turistica: uno scambio culturale.
Cosplay anche come forma di spettacolo e intrattenimento?
Dal punto di vista di chi lo pratica o di chi investe sullo spettacolo? In Giappone è business dagli anni ’90, in Italia lo sta diventando negli ultimi anni. Purtroppo da noi c’è la tendenza a considerare l’artista di qualsiasi disciplina come “uno che lo fa gratis, tanto per divertirsi”. Questo ragionamento è deleterio in ogni campo artistico, dunque mi auguro che colui che decide di diventare “animatore specializzato in cosplay” riesca a farsi rispettare dal punto di vista economico, e che chi invece decide di proseguire con l’unico scopo di divertirsi non venga mai sfruttato a scopi commerciali. Utopia? Direi di sì: il cosplay in Italia inizia a generare introiti notevoli, e sappiamo tutti che la nostra non è una nazione adatta alla vita della gente onesta o ingenua…

(Enzo Latronico)

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