Grandi registi del Novecento

A MILANO UNA MOSTRA DI FRANCESCO FERRARI. TRENTA SCENE PER TRENTA REGISTI

Josef von Sternberg e il suo angelo azzurro
Josef von Sternberg e il suo angelo azzurro

Cercare di raccontare Francesco Ferrari in poche righe, o meglio, il suo concetto pittorico, potrebbe sicuramente rappresentare un grosso rischio, proprio perché Ferrari ci ha abituati fin troppo bene con le sue opere, con le sue idee, con i suoi azzardi. Attento e acuto osservatore della realtà, ne ha sempre colto l’aspetto più grottesco e a volte nascosto tanto che mi piacerebbe definirlo un “nascondista”, uno cioè che è in grado di farti vedere il buco della serratura nella sua interezza e non solo come cornice che presuppone un’inquadratura ostinatamente cacciata.
Francesco Ferrari quindi con la sua arte ha omaggiato i pittori e la storia dell’arte, gli architetti e la storia dell’architettura, i jazzisti e la loro musica e certamente non poteva non rispondere all’appello che, forse da tempo, il cinema gli stava rivolgendo. Ecco dunque una serie di trenta quadri dedicati ai registi più noti e ad altrettante scene tratte dai loro film. Scritto così potrebbe sembrare una cosa semplice ma semplice non è trattandosi appunto di Ferrari, o forse sì. Vediamo. I primi piani di Ferrari non sono primi e non sono piani, sono solo dei ricordi, delle immagini che la memoria tende a sfumare perciò è facile ricordarsi di Don Camillo in biciletta insieme al compagno Peppone, fissati lì, in un fotogramma del film che per l’artista adesso è diventato un quadro, ma se dovessi dire: regia di Julien Duvivier… già, Duvivier, che faccia aveva Duvivier? Questa è la domanda che si è posto Ferrari a cui ha pensato bene di rispondere dipingendo accanto al frame di don Camillo anche la faccia da travet di Duvivier. Il gioco è fatto, poker d’assi, quattro scene per quattro film, ancora meglio, trenta scene per trenta registi. Il tributo di Ferrari non è tanto alla storia del cinema, fin troppo nota se riferita a certe scene, ma al regista, al suo volto, spesso sconosciuto di fronte a titoli come “Lawrence d’Arabia”, oppure “Mezzogiorno di fuoco”; in una carrellata straordinaria ecco allora le facce del cinema più famoso accompagnate a scene altrettanto famose: Richard Brooks “La gatta sul tetto che scotta”, Marcel Carnè “Il porto delle nebbie”, Michael Curtiz “Casablanca”, Fred Zinnemann “Mezzogiorno di fuoco”, William Wyler “Vacanze romane”, Josef von Sternberg “L’angelo azzurro”…
La pellicola diventa segno, il bianco e nero colore e la vespa di Gregory Peck si fa dinamica, rumorosa, sotto lo sguardo attento di Will Wyler; poco più in là Anita Ekberg pare guardare, solo per questa volta, il suo mentore Federico Fellini mentre la fontana di Trevi fa solo da sfondo. Adesso sono i registi i protagonisti assoluti, entrano quasi prepotentemente nelle loro scene e se ne impossessano: John Ford con le mani in tasca aspetta la diligenza di “Ombre rosse”, sembra Hitchcock quello ad essere inseguito dal suo “più famoso” biplano, Billy Wilder invece è pronto per andare in vacanza… senza moglie. E’ Guy Hamilton a scoprire la ragazza sul letto tutta dipinta d’oro, oppure è Sean Connery? Ferrari, inoltre, tira fuori letteralmente tutta l’eleganza e lo stile di raffinati autori come Fritz Lang e Sergej Ejzenstejn.
Meravigliose icone cariche di storia e di passione, la stessa profusa da Ferrari e messa a disposizione di un rinnovato red carpet. Insomma, una nuova storia del cinema, questa volta dipinta, da leggere e gustare per il tempo che basta.

(Enzo Latronico)

La mostra di Francesco Ferrari, “Grandi Registi del Novecento”, sarà inaugurata mercoledì 18 giugno 2014 alle ore 18.30 nella sede lombarda del Centro Sperimentale di Cinematografia di viale Fulvio Testi 121 a Milano e resterà aperta fino al 30 settembre 2014.

 

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