C’era una volta il west. Una lezione di cinema puro.

SERGIO LEONE E I TITOLI DI TESTA PIU’ LUNGHI DELLA STORIA DEL CINEMA.

frame tratto da "C'era una volta il west"
frame tratto da “C’era una volta il west”

Sono i titoli di testa più lunghi della storia del cinema. E il tributo versato a Sergio Leone per “C’era una volta il west”, dalla storia del cinema, non sarà mai abbastanza. Un quarto d’ora di narcisismo cinematografico, forse alla critica non restava altro da dire nel vacuo tentativo d’inglobare, in qualche modo, in una recensione, quei primi quindici minuti così carichi di significato e di bellezza scenica. Sono quindici minuti che se estrapolati dal nucleo narrativo, potrebbero descrivere un storia intrinseca, uno straordinario cortometraggio. Non è pretesto, raccontare con minuzia un’attesa, come molti potrebbero pensare, Sergio Leone va oltre, sintetizzando e anticipando l’intero film. Little Corner è l’anticamera dell’inferno, una polverosa stazione ai limiti della sopravvivenza dove tre, presumiamo, killers sono in attesa. Dopo aver messo fuori combattimento l’anziano capostazione rinchiudendolo in un angusto stanzino, i tre danno vita ad una sorta di dialogo con i rumori di fondo del luogo. E’ la banderuola del vento a sottolineare per prima l’immobilità, l’imminente arrivo della morte, non è esplicito ma se ne sente quasi l’odore, tutto lì puzza di morte; infatti mentre il primo dei tre è vittima di una goccia d’acqua perenne che gli cade sulla testa, il secondo è tormentato da una mosca, mentre il terzo si fa schioccare le nocche. Quella goccia – secondo rumore – non sembra disturbare più di tanto l’uomo che, imperturbabile, con un ghigno disarmante si si mette in testa il cappello e una volta riempito l’incavo dello stesso ne beve il contenuto. Il terzo rumore di fondo è caratterizzato prima dal telegrafo che macina strisce di carta e poi, quando viene distrutto dall’altro energumeno che non riesce a riposare, viene rappresentato da un mosca la quale resterà intrappolata nella canna di una pistola dando vita ad un divertente teatrino. L’ossessione-rumore del terzo killer è invece rivolto alle sue nocche, le schiocca in continuazione, producendo un suono talmente inverosimile che incastrato in quel contesto diviene incanto cinematografico. E’ l’attesa dunque che dipana tutto il film, così come la frontiera aspetta l’arrivo della ferrovia, i tre killers aspettano l’arrivo di Armonica (Charles Bronson) il quale proprio come una ferrovia arriva accompagnato dal rumore di una locomotiva sbuffante e pesante come il battito di un cuore esasperato. Non appena giunto alla stazione di Little Corner la banderuola del vento smette di graffiare l’aria. Tutti i tasselli ora sono al proprio posto. In fase di sceneggiatura, per questo prologo, era stata pensata una colonna sonora che si rivelò poco efficace una volta montate le scene; Lenone infatti capì che il miglior commento musicale per quel quarto d’ora era già stato scritto dai rumori di fondo. Ennio Morricone, per la narrazione centrale del film firmò invece una delle più belle musiche della storia cinematografica immortalandola nei volti di Claudia Cardinale e Henry Fonda. Sergio Leone ci ha regalato un mondo dove tutti i personaggi parlano per frasi fatte (Clint Eastwood nella trilogia del dollaro, per esempio) e anche nella trilogia del west con in testa “C’era una volta il west” non è immune da questo segno distintivo del cinema leoniano. E’ Armonica il primo a parlare ponendosi di fronte ai tre che hanno intenzione ucciderlo:

“… e Frank?”

“Frank non è venuto!”

Dopo un attimo di silenzio Armonica getta uno sguardo verso i cavalli e nota che sono tre:

“C’è un cavallo per me?”

“Hei ragazzi, ci siamo proprio dimenticati un cavallo.”

Dopo queste battuta le risate dei tre sottolineano il primissimo piano di Armonica che dice:

“Io dico che ce ne sono due di troppo.”

Sergio Leone
Sergio Leone

A questo punto cala il gelo e ne scaturisce una sparatoria, i killers hanno la peggio, Armonica resta ferito ma non gravemente e finalmente compare, dopo un quarto d’ora, la scritta: regia di Sergio Leone. Woody Strode è il mandingo tormentato dalla goccia d’acqua che fu interprete de “I dannati e gli eroi”, “Cavalcarono insieme” e “L’uomo che uccise Liberty Valance” di John Ford; mentre Jack Elam (quello che duella con la mosca) è un noto caratterista apparso in “Rancho Notorius” di Fritz Lang e “Terra lontana” di Anthony Mann. Quanto ha fatto Leone non casuale o narcisistico, l’antefatto si chiude con una scena di morte, il nocciolo si apre con una scena di morte e il film si conclude con l’ormai leggendario duello tra Frank (Henry Fonda) e Armonica che credo valga la pena di essere commentato estrapolandolo dal contesto filmico. Dopo quasi due ore si comincia a capire chi è Armonica, un uomo a cui hanno ucciso il padre e che intende vendicarsi. Si trova di fronte al suo nemico, Frank, il quale lo guarda e lo studia senza però ricordarlo; d’altra parte Frank ha ucciso molte persone nella sua vita e gli risulta difficile, il quel momento, ricordarsi del padre di Armonica. Dopo un vortice di primi piani e dettagli, occhi azzurri e pelli bruciate dal sole, finalmente si spara e Frank cade morente. Armonica si avvicina a lui con piccoli passi, lo guarda e gli si accoscia accanto; Frank anche prima di morire gli fa lo sgarro più grave, proprio non riesce a ricordarsi di lui e allora Armonica gli infila letteralmente in bocca la sua armonica così come Frank fece con suo padre. Esalando l’ultimo respiro, Frank produrrà il vero suono della morte che secondo Sergio Leone doveva necessariamente passare attraverso l’unica nota che ha un’armonica.

(Enzo Latronico)

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