Una vedova allegra… al cinema

Lana Turner e Fernando Lamas
Lana Turner e Fernando Lamas

Quando si pensa alla Vedova allegra al cinema, rarissimamente si pensa alla versione del 1925  di  Erich von Stroheim o a quella del 1934 di Ernst Lubitsch, ma la prima che torna alla mente è sicuramente quella del 1952 di Curtis Bernhardt con Lana Turner e Fernando Lamas. Eppure la trasposizione cinematografica dell’operetta di Lehar del 1934 è stata descritta da Guido Fink, nel suo saggio dedicato a Lubitsch, come “uno dei più splendidi film a colori della storia del cinema: forse solo Dreyer ha saputo dare al bianco e nero altrettanta intensità cromatica”. Hollywood e il fenomeno del divismo hanno fatto il resto, nel senso che nemmeno un intenso e brillante cantante come Maurice Chevalier, nei panni del conte Danilo, è riuscito a imporre la sua interpretazione, scalzato nel 1952 da Fernando Lamas, argentino aitante e appassionato,  in coppia con Lana Turner. La riduzione cinematografica di Bernhardt però spacco letteralmente la critica, taluni la definirono “poco convincente”, altri “poco aderente allo spirito di Lehar” forse perché lo stesso Bernhardt, nonostante fosse tedesco come i suoi predecessori, preferì il linguaggio del musical a discapito della più “contenuta” operetta mostrando il conte Danilo, in frac e cappello a cilindro, come se fosse un clone di Fred Astaire o di Gene Kelly. Logiche hollywoodiane. Detto questo, nel suo impianto narrativo, il film segue le vicende della giovane e bella vedova Grazia Radek (Lana Turner) durante un suo viaggio in Marsovia (immaginario Paese europeo) per scoprire e conoscere quei luoghi che videro protagonista suo marito (immigrato americano) tanto da diventarne uno degli abitanti più ricchi. La Marsovia è sull’orlo del disastro economico e solo il matrimonio del conte Danilo (Fernando Lamas), nipote del re,  con la bella vedova potrebbe salvare la situazione. Danilo è un donnaiolo, con una o più donne in ogni città d’Europa, è un bello (questo basta forse per capire come mai Lamas abbia spiazzato Chevalier) ed è conosciuto, scapolo impenitente e come tale riconosciuto dal suo più importante zio e conseguentemente quasi impossibile da convincere per un matrimonio anche se solo di facciata. Grazia è una bella donna, elegante, leziosa, e con una amica al seguito piuttosto bruttina ma pronta ad assecondarla in tutto. L’equivoco è dietro l’angolo. A Parigi, in un locale non proprio per bene, Danilo conoscerà Grazia scambiandola per una ballerina (una professione scandalosa per l’epoca) e se ne innamorerà perdutamente; ma per non perdere la ricca eredità della vedova acconsentirà con riluttanza anche al matrimonio. E’ il classico gioco delle parti a vincere perché Danilo, convinto di sistemare le cose sposandosi con la ricca vedova in realtà sta per sposare Kitty, l’amica di Grazia che non ha nessuna intenzione di svelare la sua vera identità; come una sorte di punizione per essere un dongiovanni lo terrà sulle spine fine a quando i tempi non saranno migliori per rivelarsi. Durante il ballo di gala, nella sala del palazzo reale, Grazia si farà riconoscere per chi è in realtà e accetterà di sposare Danilo in quanto innamorata di lui sin dal primo fotogramma.

(Enzo Latronico)

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