Mamoru Oshii e Makoto Shinkai, due autori a confronto

frame tratto da "Skycrawlers"
frame tratto da “Skycrawlers”

“Ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. Vivi come se non ci fosse domani”. Con questa frase un po’ inquietate apriamo la recensione del film “The Sky Crawlers – i Cavalieri del Cielo”, di Mamoru Oshii, non certo l’ultimo arrivato, un personaggio di tutto rispetto, creatore di film, anime, romanzi e manga, per citare solo alcune sue opere, ricordo serie TV e i film di Lamù, i numerosi anime Ghost in the Shell, e per finire, Kill Bill le scene anime. Questo lungometraggio vanta diversi premi tra cui un festival di Venezia e un Sitges Film Festival, oltre che la selezione ufficiale agli International Film Festival di Toronto, Stoccolma e Helsinki, insomma un vero “gioiellino”. La trama si sviluppa in un altro presente, una realtà alternativa, l’umanità ha eliminato le guerre ma compagnie private impegnano piloti chiamati “Kildren” in un interminabile conflitto. Questi non invecchiano, e vivono in un immutabile stato giovanile/adolescenziale, finché la morte non li raggiunge. Quando Yuichi arriva nella sua nuova base, ha perso quasi del tutto la memoria, ma sa come pilotare un caccia e che soprattutto è un “Kildren”. Qui viene accolto dal suo comandante Suito con grande impazienza e con informazioni su ciò che ha dimenticato. Nel frattempo nei cieli compare il Maestro, un temuto nemico invincibile. Tutto questo mistero è pieno di domande, in un mondo dove  la vita sembra aver perduto senso un ragazzo inizierà una rivoluzione. La presentazione è in grande stile, con conflitti aerei d’impatto tutto animato dalla computer grafica, che non tralascia nemmeno il più piccolo particolare, i disegni cosiddetti “a mano” permettono comunque d’intravedere una malinconia e un distacco dalla comune realtà, lo spettatore rimane “dentro” quasi ipnotizzato dalla storia. La colonna sonora firmata da Kenji Kawai (Ranma), ci regala una melodia coinvolgente e armoniosa, perfettamente in linea con lo scorrere del tempo.

frame tratta da "Viaggio per Agartha"
frame tratto da “Viaggio verso Agartha”

Makoto Shinkai, invece, potrebbe essere considerato un nuovo maestro dell’animazione nipponica, a detta di molti, infatti, i suoi film non deludono. Il primo lavoro, non in ordine cronologico, di cui vorremmo parlarvi è  “Viaggio verso Agartha” del 2011 e balza immediatamente all’occhio per la sua maestria e passione. La trama narra di una giovane studentessa, Asuna, che dalla scomparsa del padre si isola sulle colline. Lungo la strada viene aggredita da un mostro, un guardiano, ma provvidenzialmente  soccorsa e salvata da Shun, un ragazzo dall’aspetto misterioso. Lui le dice che proviene da un mondo dimenticato di nome Agartha. Da qui tutto cambia infatti la protagonista  parte alla ricerca, con l’aiuto di un suo professore, della leggendaria terra degli dei, dove è custodito il segreto per riportare in vita le persone defunte. Nel film, si possono chiaramente scorgere alcuni riferimenti ad altri artisti e ai loro rispettivi film, primo tra tutti Miyazaki e  Isao Takahata, infatti le atmosfere ricordano un film dal titolo “Il castello nel cielo” come anche le creature ricordano la “Città Incantata” e “Nausicaa” della valle del vento. Il film è piacevole, con colpi di scena, e forti emozioni; l’animazione è curata al massimo tant’è che tutto sembra molto reale, la colonna sonora fa il resto, però, purtroppo, il doppiaggio italiano è deludente. Concludo consigliando di vedere questo film in lingua originale, con o senza sottotitoli, la pellicola merita e il suo autore è stato davvero straordinario.

(Alberto Marvisi)

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