La notte di Peter O’Toole

Peter O'Toole
Peter O’Toole

Quando si pensa a Peter O’Toole, è difficile non pensare a lui nell’uniforme della British Army a bordo di un’auto nel deserto arabo-siriano, accompagnato da un autista mentre ripercorre a ritroso quella stessa strada che lo vide, a dorso di un cammello, vittorioso a Damasco. Era il 1962, il film era “Lawrence d’Arabia”, la regia di David Lean. Un’immagine, o meglio, un frame, quello di Peter O’Toole, che è diventato un’icona della storia del cinema. Kefiah bianca, occhi azzurrissimi ed ecco la magia del cinema che fa rivivere il colonnello Edward Lawrence nello sguardo algido di Peter O’Toole, il deserto, l’altro protagonista, farà il resto. E’ difficile, dicevo, non pensare a tutto ciò quando si parla di O’Toole, eppure, c’è un altro film, forse non altrettanto epico come “Lawrence d’Arabia” ma sicuramente significativo nella carriera dell’attore irlandese, si tratta de “La notte dei generali” di Anatole Litvak, del 1967. Un film con tutte le caratteristiche del moderno giallo, con un killer seriale e il detective che gli dà la caccia, ma la differenza sta nel fatto che la pellicola è ambientata a Varsavia nel 1942 e i protagonisti sono ufficiali dell’esercito tedesco, della Wehrmacht più precisamente, divisione Nibelungen. La storia racconta di una serie di prostitute barbaramente assassinate e l’unico testimone riferirà di aver notato, sul luogo dell’ultimo omicidio, un uomo in uniforme; nulla di eclatante sin qui se non fosse per il fatto che i pantaloni di quell’uniforme portavano delle bande laterali rosse, cioè, il segno distintivo degli ufficiali generali tedeschi.

La notte di generali.
La notte di generali.

Il teste è affidabile e sul posto arriva ad indagare un altro ufficiale tedesco, il maggiore Grau, interpretato da Omar Sharif. Ci sono alcuni generali in servizio a Varsavia e il solerte maggiore Grau inizia le sue indagini, con i relativi interrogatori, non trovando nulla, ma all’appello manca ancora il generale Tanz, un ufficiale schivo, ambiguo e dai risvolti psicologici inquietanti, interpretato appunto da Peter O’Toole. Ciò che ne consegue è una guerra psicologica giocata sul filo del rasoio tra i due ufficiali ma l’aspetto più alto, se vogliamo, è la struttura narrativa e la straordinaria interpretazione di Peter O’Toole, tra il visionario e l’allucinato, un uomo border capace di tutto, dall’uccisione di una prostituta, alla distruzione di un intero quartiere a colpi di cannone per stanare dei rivoltosi. In questo film  Peter O’Toole è semplicemente geniale, capace di trasfigurarsi nel male puro, convinto di operare per il giusto muovendosi in una lucida follia che lo porterà verso l’autodistruzione. Scampato alla guerra, scampato alla giustizia, capitolerà vent’anni dopo la fine della guerra, quando un gruppo di nostalgici lo vuole alla guida di un rinato e fantomatico partito nazional socialista e sarà proprio durante il suo investimento come capo indiscusso che la sua mente vacillerà nuovamente. Riemerge il suo passato, il suo accusatore di sempre e questa volta, smessa l’uniforme nazista,  inghiottito da uno splendido doppiopetto gessato, il generale Tanz si suiciderà. Ho voluto ricordare Peter O’Toole con questo film perché credo che sia uno dei suoi film più belli e troppo poco tenuto in considerazione dalla storia del cinema, un film terribilmente scorretto, nel quale la bravura di Peter O’Toole si sposa perfettamente con la follia del generale Tanz, entra cioè in tale sintonia col suo personaggio che O’Toole stesso scompare lasciando il posto alla bravura d’attore e non alla grandezza d’attore, differenza davvero significativa. Bravura o grandezza? Bella domanda, O’Toole ci ha abituato ad entrambe. E’ un bravo attore in “Lawrence d’Arabia” e lo è altrettanto ne “La notte dei generali”, è un grande attore in “What’s new pussycat?”. E’ così. La bravura sta talvolta nell’annullare la grandezza mostrando solo il personaggio (mai l’attore), la grandezza sta nel mostrare l’attore (se stesso) dento al personaggio, ecco, se vogliamo, questo era Peter O’Toole.

(Enzo Latronico)

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