The Bay, la formula del mockumentary nel nuovo eco-orrore del regista di Rain Man

Barry Levinson
Barry Levinson

Con The Bay, il regista statunitense Barry Levinson si avventura in un territorio, quello del cinema del terrore e dell’angoscia, di cui è visitatore novello, ma lo fa con l’ausilio di un’esperienza decennale di cinematografia intrisa di risvolti sociali, come dimostra la sequela di opere importanti, da Sleepers a Toys-Giocattoli, dal recente You Don’t Know Jack fino alla sua pietra angolare, quel Rain Man interpretato magistralmente da Dustin Hoffman, che si aggiudicò nel 1988 quattro Oscar, fra cui miglior regia. Nelle sale italiane a novembre 2012, The Bay è la storia di una fiorente cittadina americana, Cleridge, e del panico causato alla sua gente dall’esplosione di un’epidemia proveniente dall’acqua. La baia in cui si trova Claridge è stata pesantemente inquinata da due fattori. Da un lato, le perdite di un reattore nucleare situato nei pressi della località hanno innalzato a dismisura il livello di radioattività delle acque. Dall’altro, disastrosi sono stati i risvolti di una ricchissima produzione locale di pollame, principale fonte di profitto insieme al turismo connesso all’acqua. Proprio in quello che rappresenta il primo sostegno dell’economia di Claridge, l’amministrazione ha fatto sì che venissero riversate le feci di animali nutriti per anni con abbondanti dosi additivi chimici. Tutto ciò, unito ad una falla nel sistema di salificazione che ha il compito di fornire acqua pulita alla cittadinanza, ha provocato un terribile disastro ambientale. L’inquinamento delle acque ha aumentato esponenzialmente la crescita di un particolare endoparassita dei pesci, chiamato Cymothoa Exigua, che ha l’abitudine di posizionarsi nella cavità orale passando attraverso le branchie, per poi succhiare il sangue dalla lingua del pesce e provocarne la necrosi, sostituendosi letteralmente ad essa. Normalmente dai 3 ai 4 centimetri, nel film si vedono immagini di parassiti delle dimensioni di oltre 3 metri. Inutile dire che tale organismo finirà per penetrare all’interno del sistema idrico, contagiando gran parte delle persone, per poi divorarle dall’interno. Il plot prende piede dalla ricostruzione dei fatti da parte della giovane Donna Thompson (Kether Donohue), una delle poche sopravvissute al disastro, grazie al reperimento di numerosi filmati occultati dalle forze dell’ordine. Durante le celebrazioni del 4 luglio 2009, insieme al suo cameraman, la ragazza stava girando un servizio sulle attività di Claridge, quando improvvisamente scoppia il caos. Il regista dirige la macchina in movimento strutturando il montaggio su tre differenti binari narrativi. Oltre alla vicenda di Donna, l’occhio filmico si inserisce nelle telecamere di una giovane coppia sposata, durante un viaggio in barca verso Claridge per trascorrere la festa con i genitori di lei. Il terzo punto di vista è quello di due ricercatori oceanografici, che pochi mesi prima erano sulle tracce del parassita che avrebbe provocato la loro stessa morte, liquidata dal sindaco di Claridge come connessa alla presenza di squali nella baia. L’indagine sociale di Berry Levinson è forte in “The Bay”, accostandosi a film come “La città verrà distrutta all’alba” e “28 giorni dopo” per l’argomento principale, ma distaccandosene grazie a una notevole dose di inquietante realismo e plausibilità degli eventi. Niente zombi o mutazioni mostruose, solo enormi vesciche che si manifestano sul corpo delle vittime, conducendole alle reazioni più disparate: chi si aggira disperatamente per le strade in cerca di un soccorso che non trova, chi si aggrappa alle relazioni sociali, chi implora di avere tolta la vita per il troppo dolore, tutte reazioni rese efficacemente dalla buona recitazione della maggior parte degli attori, fra i quali compaiono nomi legati al mondo dell’horror, come Kristen Connolly (Quella casa nel bosco) e Jane Mc Neill (la Patricia di The Walking Dead), la quale compare come prima vittima del parassita. Proprio il desiderio di togliersi la vita è legato a una sequenza inquietante in cui, intorno alle nove di sera, un poliziotto, nella luce delle sirene della propria volante, attende il ritorno di un collega, puntando la telecamera sulla casa verso la casa da cui è arrivata una richiesta di soccorso. Dall’interno giungono le voci del collega poliziotto e degli inquilini in preda al panico per le creature che si stanno cibando dei loro corpi. Una scena davvero d’impatto, creato non da immagini forti, ma semplicemente dal suono delle voci. La tensione non è comunque fine a se stessa, dato che a causarla è il comportamento irresponsabile del sindaco che, pur a conoscenza della gravità della situazione, ha ritenuto poco prudente mettere in stallo l’industria del pollame e ha occultato le scoperte dei due ricercatori. Il film gioca molto sulla messa in scena del comportamento delle istituzioni, che troppo spesso finiscono per ignorare le risposte dell’ambiente a favore del loro guadagno. Un film meritevole, di sicuro forte di una riflessione attualissima, ben inserita in un tunnel, quello dei film horror, ormai troppo spesso totalmente slegato dalla realtà e, proprio per questo, difficilmente così agghiacciante.

(Marco Vincini)

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