My name is Michael Caine

Michael Caine as Harry Palmer
Michael Caine as Harry Palmer

Cercare di raccontare Michael Caine con un articolo potrebbe sembrare un autentico scivolone, per chi scrive naturalmente, proprio perché quando si parla di Michael Caine, anzi, di Sir Michael Caine, scusate, di Sir Maurice Joseph Micklewhite, Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico e Knight Bachelor (cavaliere), la memoria richiama mezzo secolo di storia del cinema con protagonista proprio Michael Caine il quale, scelse il nome d’arte di Caine, dopo aver visto il film “L’ammutinamento del Caine”, un film del 1954 con Humphrey Bogart. Londinese doc, nasce nel 1933 e dopo una breve carriera militare nel glorioso corpo dei Royal Fusiliers e una gavetta teatrale debutta nel cinema nei primi anni ’60 del secolo scorso, facendosi notare però nel 1964 con il film “Zulu” di Cy Endfield. Per tutti gli anni ’60, Michael Caine, sarà il primo, vero e unico, anti James Bond; il suo Harry Palmer, un agente segreto britannico creato da  Len Deighton, infatti, è stato il solo in grado di inchiodare letteralmente il pubblico alle poltrone delle sale cinematografiche con le spy story di Palmer, tre film: “The ipcress file” nel 1965, “Funerale a Berlino” nel 1966 e “Il cervello da un miliardo di dollari” nel 1967. Il primo, diretto da Sidney Furie, fu acclamato dalla critica, presentato a Cannes e inserito (nel 1999) al 59° posto tra i migliori 100 film britannici. Il secondo è stato diretto a Guy Hamilton (già regista di James Bond), mentre il terzo dal visionario Ken Russel. Harry Palmer, per onor di cronaca, ebbe due seguiti nel 1995, “All’inseguimento della morte rossa” e nel 1996, “Intrigo a San Pietroburgo”. Intenso ed elegante, raffinato e ironico, talvolta glaciale, rassicurante nella recitazione, Michael Caine ha sempre interpretato personaggi che in qualche modo sono stati inghiottiti da Caine stesso elevandolo sempre di più come attore, tanto da diventare icona di certo cinema e certa moda (vedi gli occhiali di Harry Palmer e la citazione di se stesso nel ruolo del padre di Austin Powers, una parodia del 2000 che potrebbe ricordare Harry Palmer).

The-Man-Who-Would-Be-King[1]
Sean Connery e Michael Caine “L’uomo che volle farsi re”
Gli anni ’70 lo caratterizzano per il ruolo del sergente Peachy Carnehan, nel film di John Huston “L’uomo che volle farsi re” (1975) al fianco di Sean Connery nel ruolo del sergente Daniel Dravot. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Kipling e ambientata alla fine del 1800, narra la storia di due sottufficiali dell’impero britannico che durante un’azione militare si ritrovano nel deserto afgano e venendo a diretto contatto con le popolazioni locali, decidono di spacciarsi come dei scesi sulla Terra, per un po’ il trucco funziona, fin quando il sergente Dravot/ Connery non si monta la testa, e nemmeno i tentativi dell’amico Carnahan/Caine lo fanno rinsavire. Indubbiamente Sean Connery è il protagonista di questa vicenda ma Michael Caine ruba totalmente la scena all’amico con la sua pacatezza e la sua mimica, non dimentichiamo però che siamo nel 1975 e Sean Connery è in caduta libera dopo l’abbandono del personaggio di 007. Per tutti gli anni ’80, Michael Caine passa da un ruolo all’altro con estrema duttilità, che siano drammatici o brillanti, sembra quasi riaffermarsi ogni volta con barbarica presenza portandosi via anche un premio Oscar grazie a Woody Allen che lo volle per il ruolo di Elliot in “Hannah e le sue sorelle” (1986) – l’anno successivo lo vincerà Sean Connery con “Gli intoccabili” di Brian De Palma. Gli anni ’90 rappresentano per Caine un piccola battuta d’arresto eppure la sua intensa interpretazione nel film “Le regole della casa del sidro” (1999) di Lasse Hallstrom gli varrà il suo secondo premio Oscar.

untitledDagli anni 2000 ad oggi, Sir Michael Caine, si è sempre ritagliato ruoli da saggio e di grande personalità e possiamo anche affermare che sicuramente arriva prima la personalità dell’attore rispetto a quella del personaggio, ciò dovuto al fatto che Michael Caine è Michael Caine, non si discute. Oggi è amato soprattutto per il suo ruolo del maggiordomo Alfred nella saga tutta inglese di “Batman” di Chris Nolan, nella quale non ha mai perso occasione per sottolineare il british style. Ancora oggi, quando si parla di moda, degli anni ’60, di swinging london si pensa sempre a Michael Caine, ai suoi completi grigi e cravatte sottili, ai suoi immancabili occhialoni alla Harry Palmer e alla sigaretta all’angolo della bocca. Nel 1984 a Michael Caine è stata dedicata la canzone dei Madness “My name is Michael Caine”, titolo che prende le mosse da una battuta che Caine pronuncia nel film “The ipcres file” e cioè: “my name is Harry Palmer… my name is Harry Palmer… my name is Harry Palmer… my name is Harry Palmer…”.

(Enzo Latronico)

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