La fantascienza secondo W.S. Anderson

Solaris incontra Hellraiser.

Paul W. S. Anderson
Paul W. S. Anderson

I buchi neri sono assenza di luce, sono realtà riscontrabili esclusivamente attraverso l’osservazione della scomparsa di corpi celesti che ruotano attorno ad un centro che, apparentemente, non esiste. Se si vuole osservare da vicino tale fenomeno rimanendo in una condizione di sicurezza, non bisogna superare il cosiddetto “orizzonte degli eventi”, una linea oltre la quale si è destinati a farsi trascinare dalla forza gravitazionale del grande “portale di oscurità”, oltre la quale la luce non riesce più ad allontanarsi verso lo spazio aperto. Quello del portale, dell’accesso, è il concetto che ruota attorno a Punto di Non Ritorno, pellicola del 1997 firmata da Paul W. S Anderson, lo stesso regista che pochi anni dopo darà vita alla trasposizione del videogame Resident Evil. La tematica della pazzia e dell’isolamento, unita alle forti tinte horror, saranno poi fonte d’ispirazione per Dead Space, uno dei più grandi successi in campo videoludico degli ultimi anni.  Il film è un coacervo di rimandi illustri della fantascienza, da Solaris a 2001 Odissea nello Spazio, fino ad Alien e Stargate. Punto di Non Ritorno è ambientato in un futuro non troppo remoto. Siamo nel 2047 e alla Terra giunge un segnale proveniente da Nettuno, da parte della Event Horizon (titolo originale della pellicola) , imponente astronave che sette anni prima scomparve durante la più lunga marcia nello spazio mai affrontata dall’uomo. L’astronave rappresentava l’avanguardia dell’ingegneria spaziale, capace di superare la velocità della luce attraverso la manipolazione dello spazio e del tempo. In altre parole, grazie alla creazione di un buco nero artificiale, la Event Horizon era in grado di muoversi fra punti dell’universo distanti anni luce l’uno dall’altro.  Sarà compito del Mr. Clean di Apocalypse Now Laurence Fishburne (in arte Capitano Miller) imbarcarsi in una grande operazione di salvataggio, nel recupero dei superstiti e nella chiarificazione di quanto accaduto. L’equipaggio è costituito da personaggi che non godono di particolare spessore, eccezion fatta per il dottor William Weir, interpretato da Sam Neill.

Sam Neil
Sam Neill

Forte di esperienze del calibro di Jurassic Park e Caccia a Ottobre Rosso, l’attore neozelandese ha tratteggiato con capacità un personaggio che ricorda molto da vicino Ash di Ridley Scott, il robot che nel primo Alien metteva i bastoni fra le ruote al tenente Ripley e alla sua squadra. Proprio il dottor Weir (nome azzecato, poiché rimanda all’aggettivo weird, “strano, misterioso” in inglese) svela una realtà alquanto interessante, in cui la Event Horizon e il suo convertitore gravitazionale giocano una parte fondamentale nell’introdurre l’elemento più importante di Punto di Non Ritorno: le atmosfere horror. Un’astronave che pare aver raggiunto territori infernali, un equipaggio che inizia ad avere orrende visioni, mutilazioni spinte (evidente il rimando alle “sospensioni” di Hellraiser) e un costante senso di minaccia sono gli elementi che sollevano questo film dal piano di mediocrità creativa cui purtroppo Anderson si è reso famoso. Nonostante un’evidente carenza di originalità, con personaggi stereotipati e una tematica già ampiamente sfruttata, è proprio il dettaglio della componente malefica infernale a dare quel tocco in più che permetterà ad Anderson di ispirare altre produzioni artistiche.

(Marco Vincini)

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