After Earth, il nuovo corso di Shyamalan non convince

25287-after-heart“Il pericolo è reale, la paura una scelta.”
Con il suo cinema Shyamalan in poco più di un decennio ci ha parlato di mondi reali ed ultraterreni, di minacce epocali e di paure contemporanee, riuscendo quasi sempre a fare breccia nel cuore del suo pubblico. Un consenso importante per il regista quando si è trattato di imporre scelte coraggiose e che ora, alla luce della delusione commerciale dei suoi ultimi film, è forse la ragione principale, del cambiamento radicale da  “L’ultimo dominatore dell’aria” uscito nel 2010.  “After Earth” ideato e sponsorizzato da Will Smith sembra confermare la tendenza del nuovo corso voluta del regista. Il soggetto scritto dallo stesso Smith e sviluppato da Shyamalan co-autore della sceneggiatura, non si discosta di molto da uno dei temi più ricorrenti dell’ultimo cinema di fantascienza, che vede l’esilio della razza umana costretta a fuggire dalla Terra per ragioni di invivibilità, il motivo principale di una malinconia struggente e dolorosa che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film. Si assiste ad un vero e proprio racconto di formazione, in cui la lotta per la sopravvivenza di Kitai ( il figlio di Will Smith) e ‘ costellata di fughe e di imboscate, che permetteranno al giovane apprendista di guarire le vecchie ferite ed esorcizzare le proprie paure. “After Earth” e’ realizzato con una estrema cura dei dettagli, e impressiona  quando si tratta di mostrare la bellezza insidiosa del paesaggio in cui si svolge la vicenda, con la natura rigogliosa e primordiale che ripropone in versione moderna l’epoca  preistorica. Diversamente quando si tratta di dare ritmo e suspense alla storia. Shyalaman spiazza tutti: invece di creare tensione,  fa riflettere mettendo al centro di tutto il rapporto difficile e sconosciuto di un figlio per il proprio padre eroe di guerra. La storia pero’ risente fortemente di alcuni vuoti e lentezze, che potevano essere facilmente colmabili,  intensificando e sviluppando meglio i dialoghi tra i due principali interpreti.
“After Earth” è un’opera affascinante e ricca di suggestioni, ma drammaticamente irrisolta.
(Ilario Citton)
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