Miyazaki. La città incantata e Il castello errante di Howl

frame tratto da "La città incantata"
frame tratto da “La città incantata”

Forse la citazione più giusta per introdurre questo film è la seguente “ una fabbrica di sogni surreale e fantastica che vi travolgerà e vi lascerà senza fiato”. Stiamo parliamo del più famoso film di Miyazaki, “La città incantata”, che gli è valso il premio Oscar come miglior film di animazione nel 2003, e l’Orso d’oro al festival di Berlino. Un vero capolavoro, pieno di piccoli spunti giocosi,  per il quale sono stati investiti quasi 16 milioni di euro.  Tutto, intorno allo spettatore prende vita, l’immaginazione si espande e la gioia visiva è proiettata nelle sublimi atmosfere, che crea il disegno. La colonna sonora è curata da Joe Hisaishi, direttore della New Japan Philharmonic. Per quanto riguarda la protagonista del film, Chihiro, una ragazzina di dieci anni, il regista afferma: “Ho creato un’eroina che è una bambina ordinaria, una con cui il pubblico possa identificarsi. Non è una storia in cui i personaggi crescono, ma una storia in cui attingono a qualcosa che è già dentro di loro, tirato fuori dalle particolari circostanze. Voglio che le mie giovani amiche vivano in questo modo, e credo che loro stesse abbiano questo desiderio”.  Chihiro, per uno strano errore, viene catapultata  in un centro termale, dove perde i suoi genitori i quali, vengono trasformati in maiali; per liberarli, dovrà lavorare in questo centro. Miyazaki si è basato e ispirato sull’ architettura del periodo Meiji, infatti, girovagava per ore nei corridoi e nelle stanze dell’Edo-Tokyo open air architectural museum di Tokyo. In Italia, il film è arrivato nel 2003 grazie alla Mikado, incassando solo 890.000 euro, mentre nel resto del mondo gli incassi sono letteralmente saliti alle stelle, basti pensare negli Stati Uniti hanno toccato i 10 milioni di dollari, mentre in Giappone, 230 milioni di dollari. Il film è considerato il più personale di Miyazaki e graficamente il più ricco e grazie a queste peculiarità e ai molteplici premi, la popolarità lo ha raggiunto anche in occidente, consacrandolo come un maestro dell’animazione. Non mancano le citazioni, dal nostro Nanni Moretti nel suo film “Il Caimano”, al  lampione saltellante che accoglie Chihiro, un chiaro omaggio alla lampada della Pixar, di cui Miyazaki è un grande fan, e ancora, i “nerini del buio” e “la fuliggine”, ve li ricordate?, sono gli stessi che compaiono in “Il mio vicino Totoro”.

frame tratto da "Il castello errante di Howl"
frame tratto da “Il castello errante di Howl”

Dopo il premio Oscar, per “La città incantata”, le idee a Miyazaki non sono certo mancate, infatti, non contento dell’enorme successo del lavoro sopracitato, ha pensato di realizzare un altro spettacolare film, sia dal punto di vista tecnico, che degli incassi. “Il castello errante di Howl”, tratto dall’omonimo romanzo di Diana Wynne Jones, nel quale la protagonista, Sophie, vive un’ esperienza magica, tra maghi, guerre e amore, tipicamente miyazakiano. Sophie ha diciotto anni e lavora nel negozio di cappelli ereditato dal padre. Un giorno, durante una passeggiata in città incontra Howl, un giovane mago che vive a bordo di un castello errante. All’incontro assiste una strega che, accecata dalla gelosia, manda a Sophie una maledizione potentissima che la trasforma in una vecchina. Fuggendo dal villaggio, riesce ad entrare nel castello,  dove avrà inizio la sua storia. Questo il plot del film ma il libro da cui è tratto appare diverso, ci sono infatti alcuni personaggi che nel film non compaiono, sicuramente per una scelta di sceneggiatura, poi c’è un piccolo particolare che nella narrazione filmica passa in secondo piano o addirittura non viene colta, e cioè che la Strega delle Lande, colei che trasforma Sophie in una vecchia, è innamorata di Howl. Poi è bellissimo il rapporto fra i personaggi, infatti, è quasi inevitabile, non affezionarsi al demone Calcifer e alle sue espressioni, o alle voci dei nostri doppiatori, che hanno curato ogni minimo dettaglio. I momenti comici sono forti e il gioco di sguardi tra i personaggi è davvero dirompente, e un’altra cosa che si apprezza molto è sicuramente l’ambientazione, il dualismo tra il caos della città e la quiete delle lande, pura poesia cinematografica. Per quanto riguarda la colonna sonora, ritroviamo il compositore Joe Hisaishi, ormai inossidabile nel suo ruolo, e anche questa volta, i fraseggi e la melodia, “assalgono” lo spettatore, in un turbinio di magiche emozione, una  perfetta combinazione musicale  che sottolinea il grande valore del film. Grande il successo di pubblico con incassi stellari, un successo che si è riscontrato molto anche in Italia, infatti questa è uno delle opere più conosciute, e la sua distribuzione è ancora attiva, nonostante il DVD sia uscito nel 2006.

Alberto Marvisi

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