Paolo Doppieri: la fiducia creativa è la chiave della sperimentazione

Paolo Doppieri
Paolo Doppieri

Ha studiato cinema e letteratura americana con Franco La Polla, storia del teatro e dello spettacolo con Franco De Marinis (Università di Lingue, Bologna). Ha iniziato come filmmaker e documentarista indipendente, ottenendo numerosi riconoscimenti nei festival di settore italiani e internazionali. Si è affermato in seguito come regista e autore di spot, videoclip (Negrita, Elisa, Linea 77), documentari (Archeoclub, Pars), filmati per la TV (Pinocchio – Il Musical) e visuals (Cats edizione italiana).

LEGGENDO LA TUA BIOGRAFIA HO NOTATO CHE ALL’INIZIO DELLA TUA CARRIERA ERI UN DOCUMENTARISTA E SUCCESSIVAMENTE HAI INTRAPRESO LA STRADA DELLA REGIA DI SPOT PUBBLICITARI E VIDEOCLIP. COME MAI QUESTO PASSAGGIO?

In realtà ho sempre puntato al cinema. Alle storie. È una passione che mi spinge dall’infanzia. Quand’ero piccolo giravo cortometraggi horror o di fantascienza con i miei compagni delle elementari. La mia opera prima è stata il remake di King Kong: in una stanza dove avevo sparpagliato palazzi di cartone facevo muovere un mio coetaneo con la maschera da gorilla, il grembiule e i pantaloni neri di velluto della prima comunione, mentre io e un altro gli lanciavamo addosso piccoli aerei di legno. Spesso la pellicola finiva prima del previsto: ecco perché mi sono rapidamente convertito al video. Questa predisposizione al racconto per immagini mi ha portato a sperimentare tecnologie e linguaggi diversi e a poco più di vent’anni, dopo vari corti e documentari che hanno girato i festival indie anche all’estero, ho deciso che era ora di guadagnare facendo quello che mi riusciva meglio. Ho conosciuto persone a Milano che mi hanno introdotto ai videoclip e alla pubblicità. Soprattutto i clip ti permettono di sperimentare visivamente e di raccontare una storia in pochi istanti. La pubblicità ha altri vantaggi che puoi intuire. Però al di là delle scelte di campo – dettate dalla curiosità piuttosto che dalla convenienza – la motivazione di fondo rimane sempre la stessa. Il cinema.

SEI UNO DEI PIÙ PROLIFICI REGISTI DI VIDEOCLIP IN ITALIA. HAI REALIZZATO VIDEO PER NEGRITA, ELISA, ROY PACI…..

Ne ho fatti molti underground, anche internazionali, e un discreto numero per artisti mainstream, ma la mia videografia è esigua se paragonata a quella sterminata di registi come ad esempio Alemà o Vignolo, due che stimo molto. Io ho sempre evitato di focalizzarmi sui clip come sulla pubblicità. Anziché specializzarmi ho preferito continuare a cimentarmi su diversi fronti, a sperimentare forme diverse di racconto per immagini, anche se capisco che in questo modo posso aver compromesso la mia identità professionale in un mercato che predilige le specializzazioni, soprattutto in Italia. Spesso i produttori di clip anziché riconoscere il tuo eclettismo come un valore, tendono a proporre sempre i soliti esperti. È un rituale che mi annoia ma di cui comprendo perfettamente le dinamiche. Tranquilla non intendo cambiare atteggiamento, anche perché finora mi ha portato bene!

È UN GENERE CHE ANCORA OGGI TI APPASSIONA?

Assolutamente si, come mi appassiona la musica. Vado molto ai concerti (il prossimo quello dei Depeche Mode) e ho molti amici musicisti. Ma il settore è in crisi e tolti gli artisti di punta, che possono ancora permettersi video costosi, a tutti gli altri restano solo le briciole. Il che di recente ha favorito una fioritura di videomakers agguerritissimi che fanno tutto in fretta e con pochi mezzi, con esiti molto variabili. Questo fenomeno non solo non mi disturba ma anzi lo considero in un certo senso stimolante. Ma ho molti amici, soprattutto produttori e d.o.p., che non la pensano allo stesso modo. (ride)

COM’È STATO LAVORARE CON CANTANTI O GRUPPI COSÌ IMPORTANTI?

Devo dire che a parte un paio di casi (non ti dirò quali) dove alla notorietà non corrispondeva il carisma, mi ritengo fortunato. Posso dire di aver lavorato il più delle volte con artisti molto creativi e ricettivi e mi sono divertito molto; continuo a considerare quest’alchimia videomusicale come un arricchimento. I clip hanno budget e tempi che mettono a dura prova la resistenza psicofisica dei musicisti e della troupe, quindi prima di farti scrupoli artistici devi fare in modo che scatti una sintonia tra te e loro. Per la mia esperienza ho visto che quando un artista si fida di te, non gli interessa entrare nei dettagli della messa in scena e il discorso cambia se c’è già amicizia tra regista e artista: in quei casi non serve parlare molto e sul set scattano sinergie che fanno bene al film. Per limitarmi ai personaggi che hai citato, Roy Paci è un tipo molto spontaneo e divertente, i Negrita me li ricordo introversi e istintivi, mentre Elisa mi ha stupito per la sua calma e concentrazione: è davvero affascinante e spero di lavorare nuovamente con lei. Tra gli artisti che ricordo più volentieri – ma in altri ambiti lavorativi – c’è anche l’attrice inglese Rachel Shelley (ha recitato con Bowie e nella serie TV L World): bellissima e super-professionale, abbiamo fatto uno spot insieme.

HAI REALIZZATO ANCHE DIVERSI CORTOMETRAGGI E ULTIMAMENTE MOLTI TUOI SPOT (BROSWAY, FISHER-PRICE) STANNO PASSANDO SUI CANALI TELEVISIVI SIA ITALIANI CHE INTERNAZIONALI. C’È UN LAVORO CHE ANCORA OGGI, PER TE, RISULTA L’ESPERIENZA PIÙ IMPORTANTE E DI CUI CONSERVI UN OTTIMO RICORDO?

In generale sono affezionato a tutti quei lavori ove per una serie di congiunture favorevoli, ho avuto la massima libertà creativa. Non fraintendermi, c’è del mio anche nelle pieghe di uno spot Mattel, ma quando parlo di libertà creativa mi riferisco a una condizione di autonomia, di possibilità di sperimentare e di fiducia esterna incondizionata che ha ben poco a che fare con il business. Per questo metto al primo posto il videoclip Dopplereffekt, girato nel 2004, dove la “performer” canta in uno stato di trance mentre sul suo corpo camminano piccoli insetti biomeccanici. Quel video è un piccolo film cui sono affezionatissimo anche per la presenza nel cast di Monica Demuru della Societas Raffaello Sanzio, di mia figlia Micol e di Oliviero De Quintaje, un artista che ci ha lasciati troppo presto. Voglio ricordare altri due titoli: uno è Il Killer Evanescente, un corto del ’99 con un cast surreale dove insieme al mio amico Mauro Negri recitavano Lou Castel (attore per Bellocchio, Wenders, Chabrol), Renato Scarpa, lo scrittore Andrea J. Pinketts e il presentatore Febo Conti. L’altro è The Sniper, un videoclip concepito come un cortometraggio ambientato nella seconda guerra mondiale, che ha avuto molta fortuna sia su MTV che nei festival di cinema indie.

locandina Nepenthes

CON LA GIORNALISTA E SCRITTRICE CATERINA BOSCHETTI STATE LAVORANDO A UN PROGETTO CINEMATOGRAFICO DAL TITOLO “NEPENTHES”. VUOI PARLARCENE?

È un progetto a cui tengo molto, ispirato alle incredibili storie vere raccolte da Caterina nel suo “Libro nero delle sette in Italia” (edito in Italia da “Newton Compton”), misteriosamente scomparso dalla circolazione pur essendo alla quinta ristampa. Abbiamo una prima bozza della sceneggiatura e stiamo valutando alcune ipotesi produttive. Lo definirei un thriller di scottante attualità che guarda al fenomeno delle sette e del plagio mentale da un’angolazione nuova e spiazzante. Non mi spingo oltre, ma trovate immagini e documenti sul nostro blog http://www.nepenthes-movie.com/blog/. Non so quando riusciremo a realizzarlo ma, personalmente, non vedo l’ora. Abbiamo, inoltre, ottenuto l’approvazione e il sostegno della FECRIS (Fédération Européenne des Centres de Recherche et d’Information sur le Sectarisme) e di alcune tra le più importanti associazioni europee che indagano sul fenomeno. Il teaser che abbiamo presentato alla “FECRIS Conference” di Londra due anni fa, ha riscosso un clamoroso consenso da parte degli studiosi ma anche – e questo mi colpisce di più – da parte di persone che hanno vissuto sulla loro pelle l’esperienza terribile del settarismo criminale.

ATTUALMENTE COSA STAI REALIZZANDO?

La pubblicità mi prende molto tempo, togliendolo ai progetti più personali e stimolanti come “Fear Factory”, un thriller visionario low budget ancora in fase embrionale, o come… altri di carattere televisivo piuttosto che documentaristico. La verità è che mai come in questo periodo di crisi generalizzata sto riscoprendo il piacere di mettermi in gioco e di provare nuove strade.

(Giorgia Scalia)

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