Da arte ad arte, l’emblematico caso di Resident Evil

"Resident Evil" con Milla Jovovich e Michelle Rodriguez
“Resident Evil” con Milla Jovovich e Michelle Rodriguez

Il rapporto fra la settima arte e le altre forme di espressione è da sempre complesso e problematico, proprio come una vera relazione interpersonale. Se pensiamo infatti agli adattamenti cinematografici come ad un intreccio amoroso, il tradimento è sempre dietro l’angolo e a senso unico.  E’ interessante dunque analizzare il fenomeno dei “porting”, dei meccanismi che portano un autore a rielaborare un’opera partorita da qualcun altro, attraverso un mezzo espressivo differente da quello cinematografico.  La prima mossa da compiere è un’indagine accurata del contesto originale, è proprio quello che ha fatto il regista inglese Paul W.S Anderson quando si è imbarcato nell’ambizioso progetto di trasferire su pellicola un mondo molto ingombrante, quello della saga giapponese di Resident Evil, marchio videoludico campione di incassi, nonché importante icona dell’immaginario horror, secondo solo all’operato di George Romero, che nel 1968 battezzò gli “zombie movie” con La Notte dei Morti Viventi. Nel 2002, proprio il regista americano avrebbe dovuto inizialmente occuparsi della regia del primo Resident Evil, ruolo che fu infine assegnato ad Anderson, il quale veniva da esperienze importanti come Mortal Kombat e Punto di non Ritorno. Quest’ultimo, in particolare, è un intrigante horror fantascientifico che ha influenzato notevolmente Dead Space, videogioco di grande successo che narra le vicissitudini di un ingegnere spaziale e del suo incontro con un male oscuro che alberga all’interno di una grande astronave.  Paul Anderson è dunque un vero e proprio giocatore, perfettamente a suo agio nel mondo dell’intrattenimento elettronico, arrivando persino ad ispirare la realizzazione di un videogame (una sorta di “adattamento al contrario”). Tuttavia, come vedremo, nemmeno il marito di Milla Jovovic, protagonista e icona sensuale del film, è riuscito a resistere alla tentazione del tradimento, e non verso la moglie ma verso la serie targata Capcom.  La saga cinematografica è ormai giunta al suo quinto capitolo, che rappresenta un po’ la chiave di volta dell’intera vicenda che coinvolge Alice, una giovane dipendente della multinazionale, infettata dalla multinazionale conosciuta come Umbrella Corporation con un potente virus conosciuto come Virus T, che tramuta le persone in morti viventi. Nel caso di Alice, il virus ha avuto una particolare reazione con il suo organismo, che le ha permesso di ottenere capacità sovrumane, che sviluppa nell’arco di 5 film. Tuttavia, nonostante un parziale “controllo” genetico da parte dell’Umbrella, Alice mostrerà uno spirito ribelle, che le consentirà di non farsi sottomettere.  L’idea alla base del franchise è interessante, sebbene non propriamente originale, e ruota attorno alla creazione, da parte della Umbrella, di cloni di persone utilizzate per esperimenti sempre più avanzati, verso la creazione di autentiche, mostruose macchine da guerra.  Questo, a grandi linee, il plot della serie di film scritti e, a fasi alterne, diretti da Anderson. I punti di contatto con il videogioco si concentrano in particolar modo nei primi due film, Resident Evil e Resident Evil: Apocalypse, che seguono le vicende narrate nei primi tre titoli del videogioco Capcom, distaccandosene però per una serie di punti, fra cui il ruolo di protagonista, qui affidato ad Alice, personaggio inventato ad hoc per la versione su celluloide. Sotto il suolo di Racoon City, città simbolo e punto di partenza sia per i giochi sia per i film, in una colossale struttura sotterranea nota come “l’Alveare”, l’Umbrella Corporation, leader nel mercato farmaceutico, sta sviluppando in gran segreto pericolosi studi su armi batteriologiche e ingegneria genetica. L’intera struttura è controllata da un potente computer centrale, la Regina Rossa. Quando un incidente interno provoca una fuoriuscita del Virus T dai laboratori, la Regina Rossa sigilla l’intera struttura, provocando la morte di tutto il personale. Prima dell’incidente, Alice si trovava, insieme al collega Spence, nel fittizio ruolo di coppia sposata, all’interno di una grande villa che funge da ingresso nascosto all’Alveare, primo elemento di contatto con i primi giochi. Raggiunta da una squadra speciale inviata dalla Umbrella, di cui fa parte anche Michelle Rodriguez nei panni di Rain Ocampo, Alice viene mandata in ricognizione per verificare la situazione. Il gruppo si ritrova a cercare di fuggire dall’Alveare, tramutato in un labirinto irto di trabocchetti e mostruosità. In Apocalypse, Alice è finalmente fuori, ma la città di Racoon City è divenuta irriconoscibile, sconquassata dalla devastazione dei morti viventi e governata dall’Umbrella, le cui azioni si muovono in due distinte direzioni: da un lato, continua la sperimentazione con la creazione di Nemesis, la risposta al fallimento del “Progetto Alice”; dall’altro, l’intenzione della Corporazione è quella di contenere i danni, da cui la decisione di nuclearizzare l’intera città, proprio come avviene nel terzo capitolo della saga videoludica, intitolato, guardacaso, Resident Evil 3: Nemesis. Dal terzo film, l’azione si sposta in campagne e brulle, con un gruppo di sopravvissuti in cerca di una via d’uscita dall’inferno in cui si trovano, come in un The Walking Dead “ante litteram”, perdendo completamente ogni appiglio alla trama originale.

il regista Paul S. W. Anderson
il regista Paul S. W. Anderson

Quando si compie un’operazione di “porting” così complessa e imponente, è fondamentale cercare di mantenere lo spirito originale, operazione in cui S.W Anderson ha fallito, a conti fatti.  La villa a copertura dell’Alveare nel film è anni luce dalla lugubre magione dell’originale, presentandosi più come una residenza per ricchi magnati, e la struttura sotterranea funge da centro focale per lo svolgimento della narrazione. Dunque, nel primo film, ci si muove in un ambiente ultra tecnologico, in opposizione alla decadenza retrò dell’immensa casa in cui si trovano a vagare Chris Redfield e Jill Valentine nel primo capitolo Capcom, così come totalmente discostante dall’originale è l’atmosfera che si respira in Apocalypse rispetto al secondo e terzo videogame, dove prima Leon Kennedy e Claire Redfield, poi di nuovo Jill Valentine affrontano una situazione affine nel contesto narrativo, ma molto distante in quanto a coinvolgimento emotivo, molto viscerale nell’originale, decisamente più “action” nell’adattamento. Gli stessi personaggi, rivestono un ruolo molto diverso nei film e hanno subito profondi cambiamenti di carattere: Leon Kennedy, per esempio, che nel videogioco dimostra gran cuore e generosità d’animo, nel film riveste un ruolo molto marginale (compare solo nel quinto, Resident Evil: Retribution) interpreta la parte del “duro”, finendo per snaturare la propria figura. Lo stesso discorso può essere applicato alla già citata Claire Redfield, nei film membro del convoglio di sopravvissuti.  Ada Wong, altro personaggio tardivo nella serie cinematografica, ma presente al fianco di Leon Kennedy in Resident Evil 2, ha al contrario una personalità più docile nel film rispetto all’originale. Infine, il cattivo per eccellenza, Albert Wesker, nel film presidente dell’Umbrella Corporation, nel videogioco investe il ben più intrigante ruolo di infiltrato fra le fila della STARS, il corpo di polizia di cui fanno parte Jill Valentine e Leon Kennedy, peraltro non menzionato nei film. Esiste una serie animata, realizzata dalla stessa Capcom, che segue la trama dei giochi, ed è riuscita a tratteggiare meglio i personaggi coinvolti, seppur nella cornice di un ambiente votato alla tecnologia. In Resident Evil Degeneration, ad esempio, Leon Kennedy e Claire Redfield sono di nuovo uniti per affrontare una nuova minaccia, creando una continuità con il secondo capitolo della serie. Qui, il personaggio di Leon Kennedy, pur avendo maturato anni di esperienza sul campo e acquisito una grande sicurezza, rimane aderente alla propria personalità. Detto questo, non va dimenticato che il regista ha comunque riprodotto con grande attenzione molte delle creature del videogioco, come Nemesis, gli umanoidi Tyrant e i Licker, creature a quattro zampe, che hanno il cervello esposto e sono caratterizzate da una lunga lingua prensile. Nonostante tutto, S.W Anderson è comunque riuscito a creare un nuovo mondo, in cui ha inserito la problematica della clonazione umana, argomento più che mai attuale, e ne ha fatto un nodo cruciale della trama, specialmente nell’ultima iterazione del brand, in cui vecchi personaggi come Carlos Olivera e Rain Ocampo tornano, guidati da Jill Valentine, ormai non più dalla parte di Alice. Infine, tutta la serie è ai massimi livelli in termini di spettacolarità ed effetti speciali, che hanno il loro culmine nell’ultimo capitolo pubblicato nel 2012, con grandi ambientazioni e scene di combattimento altamente spettacolari.

(Marco Vincini)

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