James Bond, un interessante caso di reboot

Daniel Craig
Daniel Craig

L’attesa per il nuovo film di 007, nel 2006, fu davvero trepidante ed entusiasmante. L’attesa. Solo l’attesa per il momento perché Daniel Craig, l’attore che avrebbe dovuto sostituire Pierce Brosnan nel ruolo di James Bond, fece storcere il naso a non pochi fan.  Perché? Tanto per cominciare era quasi sconosciuto alla maggior parte del pubblico, non aveva la sicurezza di Connery, la classe di Moore e l’eleganza di Brosnan; sembrava più un sovietico che un britannico e giravano pochissime immagini di lui in smoking. Bene. Anzi, male. 007 Casino Royale sembrava partire col piede sbagliato e dopo l’uscita al cinema si finì davvero per non capirci più nulla. Chi parlava di remake, chi parlava di prequel, già perché si trattava di 007 al suo primo incarico e appena investito dei poteri della sigla doppio zero; nulla di tutto ciò. Per capire meglio cosa accadde quel “lontano” 2006 è necessaria una breve analisi del fenomeno cinematografico in sé. Alla voce remake del manuale del film troviamo scritto: rifacimento di un’opera, in genere fiction di tipo audiovisivo, già esistente. Il termine si applica in particolare ai film ma può essere utilizzato anche per serie televisive. Quando il rifacimento è trasversale, ossia si applica ad un medium diverso da quello originale, si utilizza di solito il termine adattamento.  Cioè si lavora su un’opera già esistente rispettandone trama e personaggi, letteralmente, rifacendola. Ciò che è avvenuto per film come The Manchurian candidate, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, Psyco, tanto per citarne alcuni. Detto questo e visti i presupposti, non pare questo essere il caso di  007 Casino Royale. Analizziamo ora quest’altro termine: reboot. Letteralmente tradotto dall’inglese significa riavvio,  è il termine col quale, nell’industria mediatica, si indicano prodotti (in genere film) appositamente realizzati per tentare di dare un nuovo slancio a saghe assopite. Il reboot infatti prevede un nuovo inizio, con la totale o parziale riscrittura degli eventi avvenuti nella saga originaria. E bisogna anche dire che tra le motivazioni che spingono alla realizzazione di un riavvio c’è l’interesse da parte della casa produttrice di usare vecchi materiali per crearne di nuovi, tentando così di avvicinare nuovamente il pubblico a una serie che potrebbe ancora una volta rivelarsi proficua e perché no, ben accolta. Sull’ultima affermazione però qualche dubbio rimane sempre, infatti, a Daniel Craig ci sono voluti altri due film per affermarsi come nuovo volto di James Bond, e solo l’ultimo, Skyfall, l’ha consacrato, anche come attore. A 007 è semplicemente accaduto questo, è stato riavviato, esattamente come accadde per Batman  begins e per Star Trek. Questo genere di riavvio serve semplicemente a ridare respiro al pubblico e avere il tempo così di tornare alle origini, non a caso Skyfall è quasi tutto dedicato alla storia cinematografica di 007 ed è anche il film della resurrezione, come dice lo stesso Bond al cattivo Silva, in sintesi si è ripartiti da Casino Royale, il primo romanzo di Fleming,  con un Bond più vicino alla letteratura, per ritornare al classico “vecchio” Bond, più vicino al cinema; insomma si ritorna allo studio di M, come lo aveva Bernard Lee, M torna ad essere un uomo, ancora all’eleganza  degli abiti, passando dalla battuta “Bond, James Bond”. Dopo il mezzo passo falso di Quantum of solace, con Skyfall la consacrazione è stata definitiva e il reboot, ormai dimenticato, si è rivelato davvero una carta vincente adeguando il personaggio di 007 ad un cinema sempre più in evoluzione e mantenendolo vivo agli occhi del pubblico restituendogli anche Q e la segretaria Moneypenny, personaggi volutamente non presi in considerazione da Casino Royale. Nell’ultimo film James Bond appare stanco, invecchiato e crepuscolare, un passaggio necessario per rinascere nuovamente James Bond, in abito gessato, davanti alla scrivania di M, pronto ad accettare una nuova missione; simbologia interessante questa che sicuramente presuppone l’accettazione del pubblico ad accompagnarlo in altre missioni ancora. E così è stato con il caso di SPECTRE. Pellicola che chiude perfettamente il ciclo di Daniel Craig e del suo Bond crespucolare, spinto al limite ma sempre con un occhio rivolto al passato (vedi l’Aston Martin DB5), SPECTRE è un film che può lasciare perplessi, con qualche buco di sceneggiatura ma con i saluti di Bond che indirettamete rivolti anche al pubblico, salvano, in qualche modo, una storia un po’ traballante.

(Enzo Latronico)

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