Alessandro Zonin: il set ti permette di imparare appieno la professione

Alessandro Zonin
Alessandro Zonin

Ha conseguito il diploma di maturità classica e seguito i corsi al DAMS di Bologna. L’attività professionale inizia nel 1985. Dopo anni di esperienza in qualità di filmmaker indipendente, con numerosi lavori eseguiti in Super8 e 16mm, inizia a collaborare con varie case di produzione pubblicitaria in Milano, Roma, Bologna realizzando la fotografia di numerosi commercials per clienti come: MATTEL, HASBRO, TIN IT, SENSODYNE, PROCTER AND GAMBLE, ACE, CITTERIO, CORRIERE DELLA SERA, SAIWA, SEVEN, DE AGOSTINI, FORNARINA. Nel 1990 si reca negli USA per seguire alcuni Masters in Fotografia Cinematografica presso i “Maine Film Workshops” conseguendo i relativi diplomi. Nel 1999 prende vita il progetto denominato “DIGITAL 2P” che sfocerà in un brevetto, datato 2002. Il DIGITAL 2P suscita notevole interesse nel mondo della produzione cinematografica italiana e internazionale. Dal 2004 lavora assiduamente per SKY Cinema Italia realizzando numerosi documentari e specials sia in 35mm che in HD. Dal 2005 è membro dell’AIC, (l’Associazione Italiana degli Autori della Fotografia Cinematografica). Nel 2010 gira il cortometraggio “Solo di Passaggio” con Paolo Briguglia e Maria Paiato vincitore di 14 premi nazionali.

INNANZITUTTO, GRAZIE PER AVERCI DEDICATO IL TUO TEMPO. È DAVVERO UN PIACERE E UN ONORE PARLARE CON TE….

E’ un piacere anche per me!

INIZIAMO CON UNA DOMANDA DI RITO. COM’È NATA LA TUA PASSIONE PER IL CINEMA?

Mio padre, quando ero piccolo, era un cineamatore molto attivo e appassionato. Aveva acquistato la sua prima cinepresa 8mm nel 1956 e, da allora, ha avuto l’hobby delle riprese. Realizzava piccoli filmati (spesso documentari) e nel ’58, addirittura, giro’ con un amico un film low budget. Avendo questa passione e’ stato per lui naturale trasmettermela.

QUANDO HAI CAPITO CHE DEL CINEMA AVRESTI FATTO UNA PROFESSIONE?

Premetto una cosa. Nonostante tutto, non mi sono avvicinato al cinema grazie a mio padre; ho sempre pensato che chi fa questo mestiere lo fa perché, in qualche modo, ci è nato. Ho deciso di farlo perché per me e’ una vera e propria passione quotidiana, che mi stimola e mi gratifica ogni giorno. Mio padre, invece, era un semplice amatore e non ha mai voluto farlo di professione.

COME MAI HA DECISO DI DIVENTARE UN DIRETTORE DI FOTOGRAFIA?

Inizialmente, la mia idea era quella di fare il regista. Ma quando ho scoperto il ruolo del direttore di fotografia e le mansioni che ha nello specifico, soprattutto per quanto riguarda la manualità e l’uso delle apparecchiature filmiche, ho deciso d’intraprendere questa strada.

HAI SEGUITO DEI “MASTERCLASS” IN AMERICA E HAI AVUTO INSEGNANTI IMPORTANTI DEL CINEMA AMERICANO. CHE ESPERIENZA E’ STATA PER TE?

L’esperienza e’ stata molto emozionante, da ogni punto di vista; era la prima volta che andavo all’estero, con un viaggio guadagnato interamente con le mie sole forze. Per me e’ stato importantissimo incontrare persone che “fanno” il cinema come i direttori di fotografia Vilmos Zsgimond (Oscar per “Incontri ravvicinati del terzo tipo”) e Billy Williams (Oscar per “Gandhi”). Devo però precisare che la scuola può solo formarti e quello che rimane e’ un’esperienza puramente “mentale”. Il set e’ il solo mezzo che ti permette d’imparare appieno la professione. Aver appreso il metodo del cinema americano e’ stato sicuramente interessante, ma avendo scelto di lavorare in Italia non puoi lavorare con il loro “timbro”; il cinema, qui, funziona diversamente.

LA TUA CARRIERA DURA ORMAI DA OLTRE 25 ANNI, SPAZIANDO DA UN GENERE DI VIDEO ALL’ALTRO (FILM, VIDEOCLIP, SPOT PUBBLICITARI, DOCUMENTARI). MA QUALE TI STIMOLA DI PIÙ?

I film. Incredibilmente, per quanti ne abbia realizzati, i videoclip non mi entusiasmano mai. Forse perché non sono un grande appassionato di musica e certi “sound” non li condivido. Mi stimola di più girare film o cortometraggi perché mi appassionano le belle storie e rappresentarle e’ veramente emozionante.

IL TUO CORTOMETRAGGIO “SOLO DI PASSAGGIO” E’ STATO UNO DEI CORTI PIÙ PREMIATI IN ITALIA NEL 2011. CHE SENSAZIONE E’ STATA PER TE?

Aver vinto 14 premi e’ una cosa che ti riempie di gioia. Partecipare ai festival e vedere come il pubblico e la critica reagisce ad un tuo progetto, e’ un’esperienza che ti arricchisce. Il fatto di aver trasmesso determinate emozioni e di aver lanciato un messaggio forte e non facile da trattare, ha toccato molto. E’ stato stimolante aver “modernizzato” una storia di Dino Buzzati che era ambientata nei primi del ‘900 e pensare ai 4 premi vinti da Maria (Paiato, protagonista del corto) e all’interpretazione di Paolo Briguglia, anche la scelta degli attori e’ stata una mossa vincente che ha contribuito alla perfetta riuscita del lavoro.

DI RECENTE HAI REALIZZATO NELLA TUA CITTA’, VERONA, UN MEDIOMETRAGGIO DAL TITOLO “NEL BUNKER DEGLI ANGELI”. VUOI RACCONTARCI COME MAI HAI DECISO DI PORTARE SULLO SCHERMO UNA STORIA COSÌ PARTICOLARE E INSOLITA?

Mi ha affascinato un episodio accaduto 18 anni fa, in cui un gruppo di studenti dell’educandato “Agli Angeli” era riuscito a penetrare in un bunker inaccessibile sotto la scuola, e questo ha stimolato la mia fantasia. Ho arricchito la storia di nuovi elementi per realizzarne un film più misterioso e surreale: una storia d’amore raccontata nella città di “Romeo e Giulietta” era originale, specie se nella storia il fulcro era un bunker.

CI VUOI PARLARE DEL TUO PROSSIMO PROGETTO CINEMATOGRAFICO?

Si tratta di un film basato su un soggetto che ho scritto 10 anni fa e che e’ diventato un libro pubblicato nel novembre 2012 dal titolo “Due ragazzi per Strada” scritto da Lorenzo Carpane’ (edito da Quiedit – si trova anche su internet su Ibs Libri). L’ho proposto ad un produttore che lo ha trovato interessante e stiamo cercando di realizzarlo. Spero di girarlo entro il 2014.

…..DUNQUE, ALLA FINE, POSSIAMO DIRE CHE NONOSTANTE LA TUA CARRIERA TI ABBIA PORTATO VERSO LA FOTOGRAFIA, IL TUO SOGNO INIZIALE SI È AVVERATO. SEI ANCHE UN REGISTA!

Fare il regista e il direttore di fotografia sono due figure che vanno a braccetto, anche se sembrano apparentemente diverse. Il regista e’ decisamente il ruolo che ammalia di più e viene spontaneo pensare di diventarlo anche tu e di provare a dare la tua “visione”. C’è da dire che purtroppo, qui in Italia, c’è molto scetticismo nei confronti di chiunque decida di tentare altre strade.

(Giorgia Scalia)

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