Ugo Pirro. Un ricordo

Ugo Pirro nel suo studio
Ugo Pirro nel suo studio

Cinque anni fa ci lasciava uno dei più grandi sceneggiatori del nostro cinema, da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” a “La classe operaia va in paradiso”. Due volte premio Oscar, due volte Palma d’oro a Cannes.

Ugo Pirro era un uomo schivo, semplice, poco avvezzo alla ribalta ma estremamente cordiale e disponibile, erano passati solo un paio di mesi dal nostro primo incontro, da quando cioè il mio amico e collega Giorgio Betti, curatore della sezione cinema per l’associazione culturale Carovane di Piacenza, mi chiese appunto di contattarlo per invitarlo alla manifestazione “Lo sguardo ribelle. Ricordo di Gian Maria Volontè”. Ugo Pirro accettò, disse di sì alla prima telefonata, e poi,  cominciammo a sentirci sempre più spesso, per parlare in dettaglio dell’evento ma soprattutto per fargli ben intendere che non si trattava di una bolla d’aria, insomma, lo tenevo costantemente aggiornato. Una volta, per esempio, dopo essermi messo d’accordo con lui sui tempi e le modalità per portarlo a Piacenza, mi telefonò Carlo Lizzani (precedentemente chiamato da Giorgio Betti per la medesima manifestazione), per chiedermi ulteriori chiarimenti; io ero talmente preso dalla mia conversazione appena conclusa con Pirro che non lo riconobbi (nonostante si fosse presentato) e lo liquidai sbrigativamente rimbalzandolo a Giorgio. Che vergogna, Giorgio ci vive di rendita ancora oggi. Pirro giunse a Piacenza alla fine di un caldo agosto del 2005 accompagnato dalla moglie e dai registi Carlo Lizzani e Damiano Damiani. Io e Giorgio gli andammo incontro immediatamente senza quasi lasciar loro il tempo di scendere dalla macchina. Eravamo molto contenti, in pratica, avevamo rimesso insieme un pezzo, essenziale, del cinema italiano. Dopo le interviste di rito andammo tutti insieme a cena. Pirro, seduto tra me e sua moglie, in modo particolare, continuava a farmi domande sui piatti piacentini, soprattutto sulla carne di cavallo, la piccola di cavallo, guardava e riguardava non convinto quell’insieme di carne macinata in umido fin quando non mi chiese “maaa … è carne de cavallo questa? E so controllati sti cavalli? Da dove vengono?” Pensavo stesse scherzando, invece diceva sul serio. Alla fine gradì (non avevo dubbi) ma pretese comunque una risposta, una qualunque, tant’è che gli risposi di sì, che erano tutti controllati. “Mah … sarà. Per me so cavallacci der Vietnam.”  E poi si mise a ridere. Il giorno dopo ci saremmo rivisti per affrontare la nostra serata di dibattito di fronte al pubblico dopo la visione di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Quella sera andò tutto magnificamente, il film ebbe di nuovo il successo già riscosso in passato e Pirro fu brillante e acuto col pubblico, fu lì che mi resi conto, non so bene perché, che Ugo Pirro doveva meritare di più. Lo presi in disparte mentre lo riaccompagnavo in albergo e gli chiesi il permesso di scrivere un libro su di lui, qualcosa di diverso, non la solita biografia o monografia (temi tra l’altro già affrontati di Pirro stesso) ma qualcosa di più immediato, senza passare dai tecnicismi del cinema; insomma un libro incentrato più sul mestiere e la vita attraverso un’intervista romanzata. Accettò.

Ugo Pirro
Ugo Pirro

Parlare del cinema di Ugo Pirro, con Ugo Pirro, non è stato facile perché uno sceneggiatore puro come lui, si estranea completamente dal lavoro successivo di ripresa e messa in scena delle immagini, non che si disinteressa del film o lo “rimuova”, semplicemente non entra nel merito di ciò che riguarda la regia rischiando egli stesso di essere relegato in un cono d’ombra. E anche adesso, mentre sto cercando di tenere Pirro al centro dell’attenzione, non posso fare a meno di chiedermi come posso raccontarlo, come posso far emergere la sua personalità complessa e sanguigna eppur estremamente semplice. L’aneddoto, la via dell’aneddoto mi è sembrata la via più corretta da seguire per rendere omaggio a un grande del cinema, a quello di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, a quello che ha inventato il cinema politico italiano, ad un amico. L’aneddoto insomma, come quello che vi ho appena raccontato per ricordarlo, per sentirlo vivo tra i vivi così come lui mi raccontò, invece di parlarmi nel dettaglio di un altro grande come Sergio Amidei, di quella volta che ospite a casa di Amidei gli chiese dove fosse il bagno e lui infastidito da quella richiesta gli rispose “ a casa mia si viene già cacati e pisciati”. Questo era Ugo Pirro.

(Enzo Latronico)

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