Silent Hill, Christophe Gans reinventa il rivoluzionario videogame firmato Konami

frame tratto da Silent hill
frame tratto da “Silent hill”

Sharon è una bambina che soffre di disturbi del sonno molto frequenti e durante la sonnambula ripete spesso il nome di una città, Silent Hill. I genitori, Rose e Christopher Da Silva, sono molto preoccupati. Dopo averla sottoposta a diverse cure psichiatriche, la madre decide, contro la volontà del marito, di tentare l’ultima strada, portandola verso quel luogo misterioso, in cui si troverà a confrontarsi con un culto di fanatici cacciatori di streghe, nel tentativo di scoprire cosa lega sua figlia Sharon alla città di Silent Hill. Una volta giunte nei pressi della città, infatti, madre e figlia subiscono un incidente stradale causato da un’apparizione improvvisa nel bel mezzo della strada. Al suo risveglio, Rose non trova più la figlia e si mette a cercarla, in una città avvolta nella nebbia, in cui nonostante tutto nevica e tutte le strade che conducono fuori città sembrano essere collassate, non permettendo così nessuna via di fuga. Questa, in breve, la trama dell’horror di Christophe Gans (Il Patto dei Lupi, 2001), una rielaborazione cinematografica della serie videoludica Silent Hill, della giapponese Konami, che nel 1999 sconvolse il mondo dell’intrattenimento elettronico, ormai giunta al sesto episodio (se si escludono vari titoli collaterali). Quando si parla di “tie-in”, la storia del cinema è costellata di episodi che, nella maggior parte dei casi, non sono altro che una maldestra caricatura del progetto originale. Tanti, troppi i nomi, fra cui Mortal Kombat, Alone in the Dark, Max Payne e Resident Evil, titoli che falliscono, vuoi perché fuori dai binari delle opere a cui si riferiscono, vuoi per effettiva mediocrità del prodotto in sé.  Silent Hill, la pellicola che Christoph Gans dà in pasto alle sale americane il 4 aprile 2006, non rientra in questa categoria. La trama del film è ciò più ha fatto discutere, poiché segue ma non ricalca alla perfezione quella del videogame capostipite, riprendendo sotto una luce differente il culto del gruppo di fanatici a Silent Hill, che nel film si riunisce in una chiesa intorno alla figura di Christabella per “bruciare la strega”, identificata nella persona di un’innocente fanciulla, la cui ira si riversa sull’intero ambiente di Silent Hill, colpendo i malcapitati visitatori. In maniera differente, nel videogame il culto è votato all’evocazione di un antico dio pagano, che ricalca le fattezze dell’idolo di Baphomet, una figura legata all’occultismo del XIX secolo. A questo scopo serve qui il sacrificio della stessa bambina, dotata in questo caso di poteri extrasensoriali, che vanno allo stesso modo a contaminare il mondo con l’oscurità, ma per scopi ben più profondi della semplice vendetta. Tuttavia, rimane sfaccettata la rappresentazione che Gans fa del male, una piaga che veste gli abiti del pastore, proiettando fuori di sé la “tirannia degli uomini malvagi”. La sceneggiatura abbondante (120 minuti, un record per un film di questo genere) ha permesso di sviscerare un altro importante elemento: il rapporto famigliare, con un disperato Sean Bean (Mr. Da Silva) alla ricerca dei propri cari, intrappolati in un’altra dimensione, e la brava Radha Mitchell nei panni di Rose, alla ricerca della figlia Sharon (Jodelle Ferland). Le realtà parallele, infatti, nel film sono tre: quella del mondo reale, e le due realtà collaterali, la Silent Hill nebbiosa e quella infernale. Proprio attorno a questi elementi ruota lo svolgersi degli eventi, che conducono ad un finale criticato da molti, ma indubbiamente audace e per niente legato al passato.

il regista Christophe Gans
il regista Christophe Gans

Il cast selezionato da Gans, fra alti e bassi, è riuscito a sviluppare bene il ruolo dei diversi personaggi, da Rose, che acquista sempre più carattere durante tutto il film, alla poliziotta Cybil Bennet, che accompagna la donna durante la sua ricerca; un personaggio, quello interpretato da Laurie Holden, difficile da rendere, poiché in costante bilico fra un lato sensibile e un altro duro come la pietra; il risultato, in effetti, avrebbe potuto essere migliore. Tuttavia, chi davvero stupisce è Alice Krige (Momenti di Gloria, Il Regno di Fuoco), che è riuscita a dare spessore al personaggio di Christabella, leader del culto, rappresentante del più anacronistico gruppo di persone, un’interpretazione che tiene ancorata la piccola società di credenti ad un mondo a cui non appartengono, se non in relazione alla condizione onirica in cui si trovano.  Plauso doveroso anche per alcune scene riprese fedelmente al videogioco, come quella iniziale, in cui Rose si addentra nei più bui recessi della città e viene assalita da una miriade di creature, una scena che ricrea alla perfezione il senso di claustrofobia della medesima sequenza di Silent Hill 1 ( il videogioco). L’anima della saga è rimasta intatta. Tipica di Slient Hill è infatti un’atmosfera lugubre, di costante minaccia, che avvolge il giocatore, immergendolo completamente in un mondo fittizio fatto di oscurità e mostruosità aberranti: infermiere claudicanti senza volto, creature striscianti dalla conformazione contorta e soprattutto Pyramd Head, una vera icona della saga e, in generale, dell’immaginario orrorifico, un colosso che porta in testa un’enorme gabbia a forma di piramide, trascinandosi dietro un gigantesco spadone. Queste sono alcune delle creature che sono state riprese da Christoph Gans all’interno del film e la loro realizzazione è davvero sbalorditiva e agghiacciante allo stesso tempo: attori sottoposti a diverse ore di trucco e costretti a non vedere niente di ciò che li circonda durante le riprese, Pyramid Head in primis è stato tradotto su pellicola in modo davvero magistrale, riportando fedelmente ogni caratteristica dell’originale. Altra caratteristica dei giochi è da sempre una fitta coltre di nebbia che ricopre Silent Hill, rendendola un luogo misterioso, che nasconde tanti pericoli; questo setting rappresenta tipicamente uno dei due piani di realtà paralleli che caratterizzano l’intera esperienza. Il secondo è un mondo buio e decadente, in cui ogni superficie marcisce, cade a pezzi; ogni cosa, dai muri alle porte, fino alla stessa planimetria degli edifici della cittadina subiscono un cambiamento che porta verso una dimensione molto vicina ad una rappresentazione dell’inferno. Proprio l’aspetto visivo e la resa atmosferica sono i maggiori punti di forza del lungometraggio del regista francese, che ha lavorato con oltre 100 diversi set, ricreando alla perfezione il passaggio dal mondo nebbioso a quello da incubo, grazie a sublimi effetti speciali, che rendono graduale la transizione, con le pareti delle stanze che lentamente si sgretolano e assumono colori tendenti al sangue. Magistrale anche nelle sequenze all’aperto, come nella scena in cui Rose corre insieme a Cybil verso l’interno della chiesa, momento in cui il mondo si ottenebra e iniziano ad avanzare le creature. In definitiva, se da un lato certe scelte di scrittura hanno alleggerito lo spessore della storia, la generale rilettura della trama ha portato alla luce angolazioni tutte nuove. Tuttavia, ciò che davvero va riconosciuto a Gans e al suo staff di scenografi e truccatori, è la capacità di aver saputo ricreare le medesime atmosfere del videogame, complice anche una colonna sonora davvero ben fatta, che riprende alcuni temi propri del gioco Playstation. In un marasma di adattamenti fiacchi e incompetenti, Silent Hill si configura quindi come la prima, vera trasposizione di un videogioco su pellicola.

(Marco Vincini)

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