L’apocalisse nel deserto

Dal cinema al documentario, la straordinaria opera di Werner Herzog.

Werner Herzog

Un Herzog inedito, poco incline alla lucida follia che l’ha sempre contraddistinto in pellicole come “Fitzcarraldo”, “Aguirre furore di Dio” o “Nosferatu”  (il suo capolavoro), un Herzog sensibile ma soprattutto intensificatore di verità. “L’apocalisse nel deserto” certo è un film difficile, si tratta infatti di un documentario che narra degli incendi ai pozzi petroliferi nel deserto del Kuwait del 1991 quando gli irakeni lasciarono il piccolo stato arabo dopo il fallito tentativo di annessione. Herzog non risparmia nulla all’ignaro spettatore, dalla quiete prima della guerra (attraverso le immagini di una città assopita nella sua tranquillità) fino alla devastazione lasciata dai bombardamenti. Il regista in modo particolare si concentra sugli incendi ai pozzi petroliferi, diventa una sublimazione, la lotta tra l’uomo e la natura, la ferocia del fuoco contro la caparbietà dell’uomo per domarlo.

frame tratto da “L’apocalisse nel deserto”
Herzog è un autore che gioca col documentario, ingrossandolo, arricchendolo di verità nascoste come ad esempio l’incipit del film stesso dove la cinepresa mostra una catena montuosa e una voce fuoricampo la descrive come una poesia, ebbene, rivelerà Herzog che non si trattò di catena montuosa ma di cumuli di sabbia alti pochi centimetri ma che ripresi in un certo modo hanno recitato come montagne, ecco, l’intensificazione della verità tipica di Herzog. E ancora, la didascalia iniziale “Al pari della creazione, anche la morte del sistema solare avverrà con maestoso splendore” attribuita al filoso Pascal, in realtà è di Herzog stesso, l’ha inventata lui e l’ha attribuita a Pascal per darle maggior risalto, una prassi diffusa nella cinematografia herzoghiana, l’utilizzo di didascalie all’inizio o alla fine dei film. L’interesse del cineasta tedesco è quello di portare lo spettatore a una verità percettiva che, spesso unita all’aspetto tragico dell’esistenza, lo elevi al sublime, apparentandosi alle stupefacenti immagini evocative dei suoi film.

(Enzo Latronico)

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